“Buona Scuola” è legge, sono subito polemiche a Montecitorio

“Buona Scuola” è legge, sono subito polemiche a Montecitorio

Sono passati dieci lunghi mesi da quando nei palazzi di Montecitorio iniziavano a circolare voci su una riforma che avrebbe cambiato in modo definitivo le sorti del sistema scolastico italiano. Polemiche, manifestazioni di migliaia di studenti, scioperi degli scrutini di fine anno da parte dei docenti e botta e risposta tra sindacati e governo non sono bastati a far cambiare idea al Premier che oggi ha ricevuto l’ok da parte della Camera: così la riforma della Buona Scuola -se è possibile definirla tale- è diventata legge.
In apertura di seduta, ieri, la relatrice di maggioranza Maria Coscia (Pd) e il governo hanno dato parere contrario a tutti gli emendamenti: da quel momento in poi sono iniziate le aspre polemiche tra i banchi della Camera. I deputati di M5S e Sel sono intervenuti a raffica iscrivendosi a parlare a titolo personale per cercare di rallentare i voti, senza però raggiungere l’obiettivo. All’attacco contro il ddl anche il capogruppo di Forza Italia: “Una cattiva riforma che fa distinzione tra figli e figliastri”.
Le proteste sono continuate anche fuori l’Aula: davanti a Montecitorio i Cobas, ma anche gli altri sindacati, con bandiere e striscioni, stanno ribadendo le ragioni del no. Partecipe anche l’Unione degli Studenti che ha imbavagliato decine di statue romane per rimarcare quanto “l’approvazione del ddl scuola prevista per oggi silenzi il mondo dell’istruzione e della cultura, e al tempo stesso neghi un investimento vero per garantire l’accesso al diritto allo studio” ha fatto sapere in una nota l’Unione degli Studenti annunciando “una nuova ondata di mobilitazione” -come riportato da Repubblica-. “Quella approvata oggi in via definitiva dall’Aula di Montecitorio – ha commentato Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – è una riforma contro l’istruzione, imposta con arroganza da un unico partito che ha soltanto finto di ascoltare, ma in realtà è rimasto sordo per mesi al coro unanime di protesta sollevato da tutto il mondo della scuola”.
A dirsi soddisfatti, in fin dei conti, sono davvero in pochi: “Fortunatamente non è stata affossata dalle proteste luddistiche dei sindacati. Per la prima volta viene rimesso in piedi il concetto di responsabilità dei presidi, che saranno rivalutati. Contenti anche del fatto che venga ripristinato il diritto-dovere degli insegnanti all’aggiornamento”, sostiene Mario Rusconi, vice presidente nazionale dell’Associazione Presidi, ovvero di coloro che saranno i futuri burattinai della Scuola.
Un vero e proprio oltraggio alla nostra Costituzione – come ha rimarcato Luigi de Magistris – che, tra i principali pilastri ideologici su cui è fondata, prevede la sovranità del popolo. Proprio di quel popolo che lo scorso 5 maggio è sceso nelle piazze italiane a manifestare contro le scelte prese da chi nelle scuole, molto probabilmente, non entra da anni.

Mirko Olivieri
9 luglio 2015

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