Prime grane per il Movimento 5 Stelle

Sono passati pochi giorni dalla vittoria del Movimento 5 Stelle con Federico Pizzarotti nel ballottaggio a Parma, e già iniziano ad arrivare i primi nodi al pettine del grillismo. Nel comizio tenuto prima del secondo turno a sostengo di Pizzarotti, Beppe Grillo parlò di “rivoluzione culturale” e di “presa della Bastiglia”: il sogno tanto desiderato della democrazia dal basso senza intermediari sembrava prender forma ed appariva in grado di spazzare via tutta classe politica, anziana e disonesta senza alcuna distinzione.

Invece l’entusiasmo è durato poco.
Un segnale era giunto ancora prima del successo al ballottaggio di Parma, quando Grillo (affiancato dall’oscura figura di Gianroberto Casaleggio, braccio destro del comico genovese) annunciò l’ordine perentorio rivolto ai grillini di non partecipare ai talk show dopo l’exploit al primo turno: “Partecipare ai talk show fa perdere voti e credibilità non solo ai presenti, ma all’intero MoVimento. (…) chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo” scrisse sul suo blog. Alcuni sostenitori storsero il naso, ma solo leggermente: il guru ha sempre ragione.
Da qualche ora, però, la tensione è salita alle stelle proprio tra il neosindaco Pizzarotti e Grillo. A far scatenare la bagarre è stata la decisione di Pizzarotti di chiamare Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara espulso lo scorso marzo dal Movimento 5 stelle da Beppe Grillo in persona, per il ruolo di direttore generale nel Comune di Parma. Una scelta che contrasta con il duro proclama lanciato da Grillo ore prima sul blog: “Ho saputo solo ieri dell’autocandidatura di Tavolazzi, a cui è stato inibito l’uso del simbolo del Movimento: una scelta impossibile, incompatibile e ingestibile politicamente”. “Mi meraviglio che Tavolazzi si ripresenti ancora sulla scena per spaccare il Movimento 5 Stelle – ha concluso il blogger – e che trovi pure il consenso di un consigliere del M5S dell´Emilia Romagna”. L’allusione era diretta a Giovanni Favia, grillino eletto nel 2010 nel consiglio regionale, che su Facebook ha risposto prendendosela con lo staff di Grillo, negando sia l’autocandidatura di Tavolazzi quanto un suo coinvolgimento nella vicenda: “Prego chi ha fornito questa falsa informazione allo staff del blog di dichiararsi e chiedere scusa. Ed allo staff di verificare prima le informazioni che pubblica”.
Intanto il M5S di Parma si è affrettato a dichiarare: “Valentino Tavolazzi è stato da noi contattato in piena autonomia durante le selezioni tra altri candidati, per il ruolo tecnico e non politico, di direttore generale in quanto persona di provata capacità e assoluta fiducia. Il Comune di Parma ha bisogno di poter contate su persone che abbiano già dato prova di grande professionalità in ambito amministrativo. Riconosciamo a Beppe Grillo il grande merito di non aver mai interferito nella selezione dei candidati e nelle scelte politiche. Siamo certi quindi che avremo il suo pieno sostegno nell’autonomia di una decisione di carattere strettamente tecnico”. Ma situazione è stata resa ancor più incandescente dalla notizia secondo la quale ci sarebbe stata una telefonata infuocata tra Pizzarotti e Casaleggio sulla scelta di Tavolazzi. Che ruolo abbia realmente il signor Casaleggio non è dato sapersi, alla faccia della democrazia.
Per la cronaca, Beppe Grillo ha deciso anche di registrare a suo nome il simbolo del Movimento 5 Stelle. La possibilità di utilizzarlo dipenderà dalla sua volontà e dal suo umore.
Dicono si chiami “democrazia dal basso”.

Ermes Antonucci

26 maggio 2012

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