Una “nuova” e pericolosa alleanza

di Giuseppe Savo

Dopo 4 anni di contrasti e accuse reciproche, Hamas e Fatah hanno deciso di riconciliarsi.
L’accordo di riunificazione è stato ratificato al Cairo, in una riunione a cui hanno partecipato il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, oltre che fondatore storico di al-Fatah, Abu Mazen; il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshal e un mediatore dell’intelligence egiziana,Mourad Mouafi.

L’intesa è arrivata a 4 anni di distanza dall’inaspettata vittoria di Hamas alle elezioni del 2006, che portò alla rottura delle due fazioni politiche, causata soprattutto dalle diverse teorie riguardo alle strategie da adottare per liberare la Palestina dalla “dominazione occidentale”.
Al-Fatah, fin dalla fondazione, ha cercato di raggiungere i suoi scopi attraverso il dialogo e la diplomazia, a differenza di Hamas, più interventista e violenta, che ha basato gran parte della sua politica su azioni terroristiche e attentati contro gli insediamenti ebraici.
L’accordo tra questi due schieramenti è stato accolto con grandi festeggiamenti dal popolo palestinese. Numerose sono state le manifestazioni di giubilo sia nella striscia di Gaza che nei paesi della Cisgiordania, dove questo riavvicinamento viene visto come l’inizio di una nuova fase, in grado di condurre finalmente all’indipendenza palestinese.
“Voltiamo per sempre la pagina nera della divisione” queste le parole espresse da Abu Mazen, a cui hanno fatto eco quelle di Khadel Meshal, che si è detto pronto “a pagare tutti i prezzi possibili per la riconciliazione palestinese”, ribadendo di volere “uno stato palestinese indipendente e sovrano nei territori di Cisgiordania e Gaza”.
A questi interventi ha risposto in modo preoccupato il leader israeliano Benjamin Netanyahu, che ha definito questo accordo come “un duro colpo per la pace e una grande vittoria per il terrorismo”.

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