Dopo il sì di Dublino, anche l’Italia apre alle nozze gay. Boldrini: «È tempo di avere una legge»

Dopo il sì di Dublino, anche l’Italia apre alle nozze gay. Boldrini: «È tempo di avere una legge»

 Nozze gay«È tempo che anche l’Italia abbia una legge sulle unioni civili. Essere europei significa riconoscere i diritti». Il tweet del Presidente della Camera Laura Boldrini ha riaperto l’annosa questione delle unioni civili, un nodo che se da una parte minaccia la tenuta della maggioranza dall’altra non spaventa il governo, deciso ad arrivare ad una soluzione dopo le regionali.

A seguito dell’esito positivo del referendum irlandese sulle nozze gay, anche l’Italia sembra pronta ad affrontare una tematica tanto delicata quanto contestata. Accolta con entusiamo dal Pd e da Sel, il cui leader Nichi Vendola ha definito la svolta «una lezione di civiltà», la notizia di arrivare presto ad una legge sulle unioni civili ha fatto storcere il naso al Ncd, in particolare a Maurizio Sacconi: «in Italia anche un referendum non potrebbe estendere l’istituto del matrimonio alle coppie omosessuali perché la Costituzione lo riserva alla famiglia naturale in quanto aperta alla procreazione».

Il Pd ha dichiarato di voler accelerare sulle Unioni civili e ha programmato di ottenere il via libera di Palazzo Madama già prima delle ferie estive, ipotizzando l’applicazione del «canguro» per bypassare i 4 mila emendamenti al ddl. Le resistenze, provenienti dai centristi, vertono soprattutto sul Titolo I del ddl, che prevede l’adozione, ma solo dei figli biologici di un componente della coppia.

Archiviati i Dico dell’era Prodi, il governo sta (forse) per intraprendere un percorso di vero cambiamento, una svolta arrivata in ritardo rispetto alle altre realtà europee e Nichi Vendola ha espresso la sua soddisfazione per il cambio di rotta irlandese, auspicando nel nostro paese la fine di un tradizionalismo obsoleto e dell’ipocrisia: «è la vittoria della cultura dei diritti contro il filo spinato del pregiudizio, dell’intolleranza, dell’ignoranza, della paura ed è un voto popolare, con una partecipazione straordinaria, soprattutto dei giovani, che hanno fatto dell’Irlanda oggi un Paese pioniere, dal punto di vista della conquista dei diritti civili».

Benedetta Cucchiara
24 maggio 2015

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