Scuola, via libera al super- preside

Scuola, via libera al super- preside

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ROMA- Con 214 sì, 100 no e 11 astenuti, l’articolo 9 della riforma della “buona scuola”, se così si può definire, è stata approvata in Aula alla Camera. Sono state inutili le proteste del 5 maggio organizzate da Cgil, Cisl e Uil, come inutili sono stati gli sforzi, da parte di questi sindacati, di scendere a compromessi con il Governo che, a tutti i costi, ha promosso la Riforma fino a farla approvare nella giornata di ieri.
Con l’approvazione dell’articolo di legge sopracitato, i presidi, o meglio i futuri datori di lavoro, avranno il super potere di scegliere, non considerando minimamente le graduatorie, i docenti da assumere nella propria scuola, esattamente come se fosse un’azienda privata e non più una scuola pubblica. Super-presidi, presidi-sceriffo, presidi-padrone: sono le etichette attribuite nelle scorse settimane ai dirigenti scolastici che, secondo il Premier e la giovane ministra delle Riforme Elena Boschi, imparzialmente e assolutamente senza fare favoritismi, sceglieranno seguendo i criteri della meritocrazia, considerata fino a poco fa un’utopia italiana, il personale docente da assumere nelle proprie scuole. I presidi, dunque, dovranno, come cita l’articolo stesso, scegliere accuratamente i professori “valorizzando il curriculum, le esperienze e le competenze professionali”.
Non sono mancate delle accese polemiche in Aula al momento dell’approvazione: Fassina, Pd, ha chiesto esplicitamente le immediate dimissioni del Ministro della Scuola Stefania Giannini: “Lasci il suo incarico per ricostruire un clima più positivo nel mondo della scuola”. Nel contempo anche il deputato pantastellato Luigi Gallo, conosciuto per il proprio caratterino, ha puntato il dito contro il Premier: “Grazie al ddl sulla scuola e alla norma sulla chiamata diretta dei professori da parte dei presidi, farà carriera Agnese, la moglie del Presidente del Consiglio”.
Renzi, tuttavia, si è difeso precisando che la chiamata dei docenti da parte del preside dovrà avvenire “in assenza di conflitti d’interesse avendo riguardo a possibili collegamenti soggettivi e/o di parentela del dirigente scolastico con i docenti iscritti negli ambiti territoriali”.
Intanto continuano le contestazioni davanti a Montecitorio con cori di protesta e una lavagna nella piazza antistante la Camera. Sventolano le bandiere dei sindacati della Scuola – Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda – e un centinaio di manifestanti si preparano a scioperare nelle prossime giornate.

Mirko Olivieri

19 maggio 2015

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