Amministrative: giu’ Pdl e Lega, primo sindaco per Movimento 5 Stelle

I risultati delle amministrative consentono di fare alcune considerazioni.

La premessa più importante è che, come ricordava Angelo Panebianco sul Corriere, bisogna tener conto della presenza di specificità locali, che rendono impossibile una completa comparazione tra preferenze amministrative e politiche nazionali. Ogni generalizzazione, quindi, va posta con cautela.

 

Ma passiamo ai dati. Tutte le forze politiche sono state nel complesso penalizzate dal calo dell’affluenza (-7%), ma ciò che ci si aspettava, e che non è avvenuto, era un crollo dei partiti di maggioranza a sostegno del governo Monti. Non è andata così: Pd e Udc hanno bene o male tenuto, l’unico a crollare è stato il Pdl, in molti comuni giunto a percentuali ridicole (Verona 8,8%, Como 13,1%, Genova 12,7%, Cuneo 7,5%, Parma 4,8%, L’Aquila 8,2%, Taranto 7,1% Palermo 12,5% per citarne alcuni).

Dunque gli italiani hanno in qualche modo compreso la scelta coraggiosa di appoggiare l’esecutivo di emergenza, e l’attesa condanna capitale nei confronti della maggioranza non è stata emanata dall’elettorato. Per questi motivi, la spiegazione principale della caduta del Pdl va rintracciata, oltre che nella valutazione negativa da parte dei votanti nei confronti dell’ultimo governo “politico” berlusconiano, nel declino del leader carismatico Silvio Berlusconi, ormai relegatosi ai margini del partito in favore di un Angelino Alfano incapace di mostrare una precisa identità politica. La difficoltà, personalmente annunciata, di dover caricare le politiche di reali contenuti, una volta franata la politica simbolica e televisiva fondata esclusivamente su immagini, si è presentata agli occhi del nuovo centrodestra.

La Lega, dal canto suo, non ha beneficiato dell’opposizione al governo Monti, e ha pagato a caro prezzo lo scandalo sull’uso dei rimborsi elettorali e sulle questioni “famigliari”. Tra i tanti, vanno ricordati i crolli a Como, Monza e Belluno; perfino a Cassano Magnago (VA), paese natale del Senatur, il Carroccio non è riuscito neppure ad acciuffare il ballottaggio. L’emblema della tensione strisciante nel partito è la ottima conferma del maroniano Flavio Tosi a Verona.

Nel complesso spicca il successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che in diverse città tocca alte percentuali (14-15%), va al ballottaggio a Parma sfiorandolo a Genova, ed elegge il suo primo sindaco a Sarego, in provincia di Vicenza. Il carattere antipolitico del Movimento viene sicuramente ridimensionato dall’aspetto amministrativo delle elezioni, ma se si guarda alle sparate di Grillo (“Fuori dall’euro e non paghiamo il debito”) ci si rende conto di trovarsi di fronte all’emergere di una forza estremista, in tempi di recessione e crisi politica storicamente annunciato, al quale bisogna guardare attentamente.

Infine, una parola per l’Idv. Leoluca Orlando, sconfitto alle primarie dal candidato Pd Fabrizio Ferrandelli ma presentatosi comunque alle elezioni, ha ottenuto un successo straordinario a Palermo (47,5%), e andrà al ballottaggio già sicuro della vittoria. Di Pietro si è rivolto al Pd, affermando che bisogna “rilanciare la foto di Vasto”. Certo, ci vuole una bella faccia tosta per spaccare la coalizione prima, rifiutando l’esito democratico delle primarie, e chiedere candidamente l’unione dopo.

Ermes Antonucci

9 maggio 2012

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