Dopo l’Italicum arriva la riforma del conflitto di interessi. Boschi rassicura: «Abbiamo una maggioranza schiacciante»

Dopo l’Italicum arriva la riforma del conflitto di interessi. Boschi rassicura: «Abbiamo una maggioranza schiacciante»

 Senato - Legge ElettoraleROMA – Tra un mese la riforma del conflitto di interessi arriverà in Parlamento. Chiuso il capitolo Italicum, il ministro per le riforme Maria Elena Boschi punta ad un altro obiettivo, annunciando una nuova legge da discutere a Montecitorio.

Intervistata da Il Corriere della sera, la Boschi ha dichiarato che l’esecutivo è pronto per un nuovo passo dopo il successo della legge elettorale, un successo macchiato dalla rottura nel Pd tra renziani e minoranza e dalla fuga di Pippo Civati; se da una parte il ministro ha espresso la sua soddisfazione per il risultato raggiunto, dall’altra non ha risparmiato commenti al vetriolo nei confronti di alcuni dissidenti: «Se tanti dei nostri ex leader ed ex premier avessero messo lo stesso impegno o la stessa tenacia che hanno messo nelle scorse settimane sui dettagli dell’Italicum, non toccherebbe a noi e avremmo già una legge. Ma il conflitto di interessi lo porteremo in Aula a breve».

Oltre a soffermarsi sull’Italicum, firmato ieri dal Capo dello Stato Sergio Mattarella e considerato dal ministro «un grande passo in avanti dell’Italia perché introduce la parità di genere», Boschi è tornata a parlare dei rapporti con i dissidenti dem e ha smentito l’esistenza di una frattura insanabile. «Noi non la vogliamo, la stessa minoranza non la vuole – ha sostenuto il ministro- E non la vogliono gli italiani che sono stanchi delle polemiche e non sentono il bisogno di nuovi piccoli partiti. Questa legislatura ha numeri che non sono ballerini. La forbice tra maggioranza e opposizione si è allargata. La maggioranza è schiacciante».

La vittoria dei numeri non sembra essere determinante nella politica renziana e Boschi ha dichiarato di essere disponibile all’ascolto delle opposizioni, a prescindere dalla maggioranza matematica perché «non significa che non si possa aprire una discussione di merito sulle riforme costituzionali».

Benedetta Cucchiara
7 maggio 2015

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