Tra approvazioni e dissensi, l’Italicum è legge

Tra approvazioni e dissensi, l’Italicum è legge

 IMG_0454ROMA – Con 334 sì, 64 no e 4 astenuti, il tanto atteso Italicum è diventato legge. Nonostante a lasciare l’aula al momento delle votazioni siano stati diversi partiti tra cui Forza Italia, Sel e Lega, il Premier è riuscito, dopo varie modifiche, a far diventare legge l’Italicum. Dopo dieci lunghi anni di Porcellum – legge di Calderoli -, la legge elettorale italiana è finalmente cambiata. Numerose le peripezie che ha subìto questo ddl prima di essere approvato dalla Camera lo scorso lunedì: nato dall’accordo politico – il patto del Nazareno – trovato da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi il 18 gennaio 2014 presso la sede del PD, l’Italicum, che trae le proprie radici dal modello elettorale spagnolo, è stato oggetto di innumerevoli polemiche e, di conseguenza, di varie modifiche.

I principali cardini della legge che entrerà in vigore nel luglio 2016, sono i seguenti: la singola lista che supera il 40 per cento dei voti ottiene un premio di maggioranza raggiungendo in tutto 340 seggi, cioè il 55 per cento del totale; se nessuna singola lista supera il 40 per cento dei voti è previsto un secondo turno, cioè un ballottaggio tra le due liste che hanno ottenuto più voti. La lista che prende più voti dell’altra al ballottaggio ottiene il premio di maggioranza. Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti o collegamenti di lista: competono le liste così come sono state presentate all’inizio; è prevista una soglia di sbarramento del 3 per cento per ottenere seggi; saranno costituiti 100 collegi che comprenderanno fino a 600mila persone. Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige saranno escluse dal sistema proporzionale: lì si voterà in nove collegi uninominali come già previsto dal precedente sistema elettorale. Ogni lista presenterà in ogni collegio una lista di candidati; ogni elettore potrà scegliere nel suo collegio un simbolo e uno o due candidati da votare; ci saranno le candidature multiple: i capilista – ma solo loro – potranno cioè essere inseriti nelle liste in più di un collegio, come già accadeva nel Porcellum, fino a un massimo di 10 collegi; ci saranno quindi cento capilista, uno per ogni collegio, scelti direttamente dai partiti. Prima sono eletti i capilista, poi – se avanzano posti – i candidati eletti con le preferenze. Dal secondo eletto in poi intervengono le preferenze e ogni elettore o elettrice ne potrà esprimere due: obbligatoriamente un uomo e una donna, pena la nullità della seconda preferenza. Tra i capilista non più del 60 per cento sarà dello stesso sesso.

 FullSizeRender (5)Il Premier ha subito commentato il voto su Twitter, dimostrandosi entusiasta: “Impegno mantenuto, promessa rispettata. L’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no. Avanti con umiltà e coraggio. E’ la #voltabuona.”
Anche Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme, ha immediatamente cinguettato sul social: “Ci hanno detto ‘non ce la farete mai’. Si erano sbagliati, ce l’abbiamo fatta! Coraggio Italia, è la #voltabuona.”

D’altro canto ha espresso il proprio dissenso Renato Brunetta che ha paragonato la vittoria di Renzi a quella di Pirro, “con questi voti al Senato, la riforma non passerà mai e se non passa questa riforma della legge elettorale è incostituzionale”. In un secondo momento, Brunetta ha aggiunto, interpellando il Capo dello Stato “Sergio Mattarella, chiediamo di riflettere prima di firmare questa legge”.

Mirko Olivieri
6 maggio 2015

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