SCIOPERO SCUOLA, CORTEI IN TUTTA ITALIA

SCIOPERO SCUOLA, CORTEI IN TUTTA ITALIA

 IMG_0451“La scuola non può essere una caserma con un capo che comanda”, recitano gli slogan sparsi questa mattina nelle piazze di tutta Italia. Come già annunciato qualche settimana fa dai leader dei maggiori sindacati italiani, stamani molte scuole sono rimaste vuote a causa dello sciopero che vuole contestare il famoso ddl Scuola.

Motivo principale della protesta è il potere, che con questo ddl, verrebbe concentrato nelle mani di un unico preside-sceriffo: gli insegnanti verrebbero scelti dal “capo” della scuola, proprio come se fosse un’azienda privata, e non sarebbero più soggetti ad una graduatoria regionale. Altri sono i nodi principali che i sindacati hanno deciso di contestare: i 6mila docenti che superarono il concorso nel 2012, ma che a causa dell’insufficienza dei posti rimasero a casa, non avrebbero più speranze di essere assunti; i docenti non potrebbero più scegliere la scuola come in passato e temono di essere costretti a lavorare anche a molti chilometri da casa.

“Le scuole ricche diventeranno più ricche” accusa la Uil sulla base di tre misure contenute nel nuovo ddl: il 5 per mille dalle dichiarazioni dei redditi a favore delle scuole frequentate dai figli, le elargizioni in denaro da parte di privati cittadini e la detrazione fiscale a favore delle paritarie fino a 400 euro all’anno per le spese sostenute per le rette.

Risposte immediate arrivano dai Palazzi del potere: “cambieremo il preside-sindaco”, hanno promesso sia il presidente del Consiglio Matteo Renzi, domenica scorsa ai precari che lo contestavano a Bologna, che il sottosegretario del Miur Davide Faraone. Nel frattempo in commissione Cultura si è deciso di dare meno poteri ai presidi in fatto di preparazione dell’offerta formativa: inizialmente l’articolo 2 del testo prevedeva che il Piano fosse elaborato dal dirigente scolastico, mentre l’emendamento approvato in commissione Cultura domenica stabilisce che il Piano sia elaborato dal collegio dei docenti come avviene tuttora.

Con la speranza che arrivino altre risposte significative, docenti e studenti continuano a protestare nelle città italiane: nelle strade di Milano, Bari, Roma, Genova e Palermo si è riversato il maggior numero di scioperanti.

Mirko Olivieri
5 maggio 2015

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