Ok per la terza fiducia, ko per il Pd. Lunedì voto finale

Ok per la terza fiducia, ko per il Pd.  Lunedì voto finale

 ROMA – La Camera ha detto sì per 342 volte, no per 15, facendo passare l’articolo 4, sul quale era stata posta la terza ed ultima fiducia da parte del Governo. Otto i voti in meno per la maggioranza.

Le opposizioni (da Sel al Movimento Cinque Stelle, da Forza Italia a Fratelli d’Italia fino alla Lega) hanno deciso questa volta di non partecipare al voto, a differenza delle precedenti dove si erano schierate per il no. Le opposizioni in questo modo mirano a spostare fuori dalla sede istituzionale lo scontro sull’Italicum, con M5S (Danilo Toninelli), Sel (Arturo Scotto) e Forza Italia (Mara Carfagna) che parlano di referendum abrogativo come strumento per dichiarare battaglia contro l’Italicum anche dopo la sua approvazione e per contestare il tentativo di accentramento del potere di Renzi.
La Lega fa sentire la sua voce definendo “l’Italicum peggio del Porcellum”.

Anche una parte della minoranza Pd non ha votato, in 37 hanno manifestato il proprio dissenso politco non partecipando al voto, tra cui, come le volte precedenti, Enrico Letta, Pierluigi Bersani, Rosi Bindi e Roberto Speranza.
Il vicesegretario Lorenzo Guerini spinge a riparare lo strappo, preoccupato non tanto dal voto finale sull’Italicum di lunedì sera, quanto dalla riforma costituzionale del Senato, all’esame di Palazzo Madama. Nella minoranza il clima è teso e nonostante esponenti come Rosi Bindi abbiano scelto di proseguire sulla strada del dissenso sull’Italicum, escludono però scissioni, ce ne sono altri come Alfredo D’Attorre o Pippo Civati che invece parlano apertamente di rottura, spingono in questa direzione.

La rottura di questi giorni tra Renzi e la minoranza Pd sembra proprio avviare il partito sulla strada di una prima. Pippo Civati, contrasto con la dirigenza dem e con lo stesso Premier, è pronto a lasciare il Pd già da settimana prossima, subito dopo il voto: “A qualcuno tocca farlo per primo, e se non la fa qualcuno per primo gli altri non lo faranno. Se fossimo in cento, avrebbe avuto senso impegnarsi in una battaglia dall’interno. Io ho sperato fino all’ultimo che Renzi cambiasse, ma ora tocca prendere atto una volta di più che non è così. In settimana ci vedremo, con un gruppo di coraggiosi, e discuteremo se rimanere o meno in questo Pd”, pronto anche ad impegnarsi per raccogliere le firme per il referendum abrogativo insieme alle opposizioni, “quello che i parlamentari non hanno potuto fare, cioè votare i necessari miglioramenti dell’Italicum, lo potranno fare i cittadini con un bel referendum”.

Nella speranza «che nel voto finale si ritrovino anche coloro che hanno approvato questo testo nei precedenti passaggi parlamentari», come auspicato da Debora Serracchiani, vicesegretaria Pd, a difendere la scelta di Renzi ci pensa Angelino Alfano, ministro dell’Interno e leader Ncd, che in merito alle polemiche sulla fiducia dice: “Quello che penso è che chi vuole utilizzare il voto segreto, magari per far cadere il governo o per metterlo in difficoltà, non si deve poi meravigliare che il governo usi la fiducia, perchè la fiducia è la risposta all’uso e l’abuso del voto segreto. Ora si apre una fase nuova, quindi noi chiediamo al governo e alla maggioranza di modificare la riforma costituzionale, quella del Senato, e abbiamo una proposta che ha portato avanti il nostro senatore Quagliariello, che secondo noi potrebbe dare ai cittadini una possibilità maggiore di esprimersi in riferimento al Senato”.

Paola Mattavelli
1 maggio 2015

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