Articolo 1 dell’Italicum passato: 352 sì, 207 no e 1 astenuto

Articolo 1 dell’Italicum passato: 352 sì, 207 no e 1 astenuto

 Camera dei Deputati. Discussione sulla riforma della legge elettoraleROMA – “Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è #lavoltabuona”, così il Premier Renzi ha espresso la sua soddisfazione per la prima fiducia data all’Italicum, quella sull’articolo 1 della riforma della legge elettorale: 352 i voti favorevoli, 207 quelli contrari e 1 astenuto. L’approvazione finale dell’Italicum è ancora lontana.

Anche Maria Elena Boschi, Ministro per le Riforme, si ritiene soddisfatta: “I numeri sono in linea con le altre fiducie”, ma alla maggioranza mancano 44 voti, calcolando che questa dovrebbe contare su 396 deputati. Pur calcolando le assenze motivate, lo scarto è comunque significativo di una rottura in atto nel Pd, con 38 deputati di “Area riformista” a non aver votato; mentre 50 deputati, sempre di questa corrente dem, hanno firmato un documento a favore della fiducia nonostante la ritenessero un errore da parte del Premier, ma “se non passa, il governo cade e sarebbe da irresponsabili non votarla”.
Roberto Speranza, leader della minoranza dem, aveva invece confermato il suo non voto al termine di un incontro tenutosi ieri durato più di quattro ore e mezza, rimanendo però fermo nel negare la possibilità di una scissione dal Pd.
Stessa posizione di Pierluigi Bersani che esclude in maniera categorica una sua uscita dal partito: “Io non esco dal Pd, bisogna tornare al Pd. Il gesto improprio di mettere la fiducia lo ha fatto Renzi, non io. È lui che ha fatto lo strappo”.

Il vicesegretario dem Lorenzo Guerini ritiene che oggi sia, “dal punto di vista dei numeri, la seconda miglior fiducia del governo, con uno strappo molto più contenuto di quello che si poteva pensare”, pur ammettendo la necessità di “un lavoro politico da fare, di confronto nel Pd e nel gruppo parlamentare” per raggiungere lo scopo di una positiva votazione finale, sottolineando però che questo passaggio non verrà affrontato per via disciplinare perché “non avrebbe senso”.

Tra quanti non hanno espresso il loro voto ci sono grandi nomi del partito, come l’ex Premier Enrico Letta, l’ex presidente del partito Rosy Bindi, l’ex segretario Guglielmo Epifani, i candidati alle ultime primarie Gianni Cuperlo e Pippo Civati.
Rosy Bindi ha confermato che al voto segreto sul testo finale voterà contro, affermando che “dentro il Pd è rinato l’Ulivo. La virtù ulivista, non la tentazione ulivista, mai sopita. La fiducia è stato un atto di prepotenza che tradisce la debolezza di chi l’ha posta, non la sua forza. È un precedente molto pericoloso, un primo precedente, perchè quello del 1953 a cui sovente si fa riferimento, fu accompagnato da una dichiarazione del presidente della Camera che precisava che la fiducia non avrebbe costituito precedente”.

Dall’opposizione arrivano accuse, come quelle del capogruppo di FI Renato Brunetta che parla di fascismo renziano: “Faremo di tutto per impedirlo, dentro e fuori questa Aula. Non consentiremo che questa Aula sia ridotta a un bivacco di manipoli renziani”; o quelle di SEL, al grido: “È il funerale della democrazia”.

A quanti lo criticano, però, il Primo Ministro Renzi replica: “Non siamo prepotenti e arroganti, stiamo solo facendo il nostro dovere. Siamo qui per cambiare l’Italia. Non possiamo fermarci alla prima difficoltà”.

Paola Mattavelli
29 aprile 2015

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