Con 398 «sì» il divorzio breve è legge

Con 398 «sì» il divorzio breve è legge

ROMA — «C’eravamo tanto amati», il Parlamento ha definitivamente detto sì al divorzio breve. Dopo quarant’anni e molti ostacoli, cambia la legge che regola la fine di un matrimonio. La votazione alla Camera ha visto 398 sì, contro 28 no e 6 astenuti.

Ma cosa cambia sostanzialmente con l’introduzione di questa legge che verrà applicata anche ai procedimenti in corso? Innanzitutto i tempi, non più tre anni ma sei mesi se la separazione è consensuale o un anno se si ricorre al giudice, indipendentemente dal fatto che ci siano i figli o meno; restano invece i due gradi di giudizio.
Il termine decorre dal momento in cui i due coniugi compaiono davanti al Presidente del tribunale.

Altro cambio riguarda la comunione dei beni, che si scioglie al momento di sottoscrivere la separazione consensuale o quando il giudice autorizza a vivere separati. È necessario comunicare all’ufficiale di stato civile l’ordinanza che autorizza i coniugi a vivere separati per poter così annotare lo scioglimento della comunione dei beni.

Un passaggio importante, ai fini di non rallentare il percorso di questa legge, era stato togliere dal provvedimento, in sede di discussione al Senato, la norma che includeva il divorzio immediato, senza cioè separazione. Su questo punto le reazioni politiche durante il dibattimento facevano intuire la spaccatura della maggioranza. Di conseguenza, per facilitare brevi tempi di approvazione definitiva, è stato scelto di dedicare un percorso autonomo all’iter legato al divorzio immediato.

Il Premier Matteo Renzi ha subito twittato: «Un altro impegno mantenuto. Avanti, è la #voltabuona». Alla soddisfazione di Renzi per una «politica dei fatti e non delle parole», si è unita quella dei due relatori del ddl, Luca D’Alessandro (Fi) e Alessia Morani (Pd).

Una legge che non manca di suscitare polemiche e dubbi legati soprattutto ad una mancata tutela dei figli, come evidenziato dalla Lega, o ad un indebolimento della stabilità nucleo familiare, come sollevato da qualche deputato di Ap, Fi e Fdi.

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