L’Europa si sveglia: «La situazione nel Mediterraneo è drammatica. Non si può continuare così»

L’Europa si sveglia: «La situazione nel Mediterraneo è drammatica. Non si può continuare così»

 sbarco-immigratiLa nave Gregoretti, della Guardia di Finanza, è arrivata al Porto di Catania. A bordo c’erano ventisette dei ventotto superstiti del naufragio avvenuto al largo della Libia e ad accogliergli in rappresentanza del Governo c’era il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio che proprio ieri si era detto orgoglioso del nostro Paese in queste ore complicate perché «quando si salva una vita, si salva l’umanità intera».

Ma, come sottolineato dal Premier Renzi, «l’Italia non può essere lasciata sola», c’è un limite oltre il quale fare “tutto il possibile” non è risolutivo e non basta. E l’Unione Europea sembra aver tolto la testa dalla sabbia con una presa di coscienza collettiva, impossibile fare gli struzzi quando c’è in corso una crisi umanitaria che rappresenta un punto di non ritorno.

 migranti-mediterraneoGià ieri il Consiglio dei ministri degli Esteri dei Ventotto si è aperto a Lussemburgo con un minuto di silenzio, preludio di un vertice straordinario previsto per domani, dove il silenzio verrà sostituito dai punti sui quali intende concentrarsi la Commissione europea. Lo ha annunciato Tusk, Presidente del Consiglio UE, in un tweet: «La situazione nel Mediterraneo è drammatica. Non si può continuare così. Non possiamo accettare che centinaia di persone muoiano quando attraversano il mare verso l’Europa. Per questo ho deciso di convocare il vertice straordinario».

Ora Bruxelles è determinata ad intervenire in modo decisivo, con la consapevolezza di quanto tempo si sia nel frattempo perso. Germania, Gran Bretagna, Grecia, Francia e Danimarca hanno dato un segnale chiaro di pieno sostegno all’Italia, sulla scia di ormai molti «mea culpa» postumi, come quello che arriva dall’ammissione di Parigi: «L’Europa non è stata all’altezza della situazione».

I punti principali del pacchetto che Bruxelles propone (e che andrà rivalutato nel suo insieme nel mese di maggio) riguardano non un vero e proprio cambio di politica, ma sicuramente un cambio di direzione, e sono:

– «un rafforzamento» delle operazioni europee Triton e Poseidon nel Mediterraneo con «un aumento del bilancio e dei mezzi» nel perimetro del loro mandato. In un primo momento si era parlato di un «raddoppio» delle risorse e di un mandato di salvataggio in mare, e non solamente controllo delle frontiere;
– vengono prese in considerazione anche opzioni per un meccanismo di ricollocamento d’emergenza degli immigrati arrivati in Europa, con un progetto-pilota che prevede un ricollocamento di immigrati nei ventotto Paesi UE, su base volontaria. Un eccezione al Principio di Dublino che prevede come Paese di accoglienza dell’immigrato quello di primo arrivo. Alcuni paesi hanno chiesto prima di tutto una distribuzione più equa delle domande d’asilo;
– un incremento dell’impegno per catturare e distruggere le navi dei criminali che attuano l’immigrazione clandestina;
– una collaborazione tra le principali agenzie europee di sicurezza che eseguono le indagini contro i trafficanti;
– l’invio in Italia e in Grecia di funzionari dell’EASO, l’ufficio europeo responsabile del coordinamento tra i Ventotto nel campo delle domande d’asilo;
– l’introduzione dell’obbligo dei paesi della UE di prendere le impronte digitali di tutti gli immigrati;
– adottare un programma di ritorno rapido di migranti clandestini nel loro paese, coordinato da Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere esterne dell’Unione.

Le dichiarazioni di Martin Schulz, Presidente dell’Europarlamento, non lasciano dubbi sul cambio di rotta intrapreso in Unione Europea: «Al di là delle responsabilità politiche, l’UE deve interrogarsi anche su quelle morali: non può continuare a esprimere il suo cordoglio e il giorno dopo la tragedia continuare come se nulla fosse. Noi tutti dobbiamo interrogarci e chiederci se abbiamo fatto abbastanza per salvare le vite di questi profughi disperati. Triton non può funzionare perché non ha i mezzi e non ha il mandato per funzionare. Quindi abbiamo bisogno di una strategia a breve termine e una a lungo termine. A breve termine dobbiamo dare mezzi e soldi perché la missione europea, poco importa il nome, possa funzionare. A lungo termine, abbiamo bisogno di una vera politica migratoria europea. L’Unione europea deve dimostrare la sua forza e utilità qui e ora. Sì, in questo momento l’Europa deve sapere rispondere. Se dovesse continuare a negarsi a questa responsabilità, la sua legittimità ne uscirebbe compromessa».

Paola Mattavelli
21 aprile 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook