L’Italicum spacca il PD

L’Italicum spacca il PD

 renzi-italicumROMA – Si sapeva che la resa dei conti era vicina, e l’Italicum è stata l’occasione per smuovere tensioni finore arginate e contenute. Il campo di battaglia è stata l’assemblea notturna, dove lo scontro aperto sulla legge elettorale si è dovuto piegare ad un no chiaro e deciso di Renzi a qualsiasi modifica, perché  il destino del suo esecutivo è legato “nel bene e nel male” a “questa legge che è in linea con quanto il Pd ha sempre detto. Il ballottaggio è il punto centrale dell’Italicum. La legge funziona perché c’è il ballottaggio: serve a evitare una deriva neocentrista. Il Consultellum, per com’è fatto, impedisce la formazione di una maggioranza e favorisce dinamiche consociative tipiche della prima Repubblica”.

Insomma, la legge elettorale perfetta non esiste ed era necessario concludere con questa, ad ogni costo, anche quello della spaccatura: “Bisogna chiudere la partita”. Un no ripetuto anche alla richiesta della minoranza di sospendere i lavori dell’assemblea. Da qui sono scattate le reazioni di Civati, Bindi, Fassina, D’Attorre, che con altri hanno lasciato l’aula. Pier Luigi Bersani rimane solo per dire che “se si vuole, si può cambiare. Se non volete farlo, non sono convinto, se si va avanti così non ci sto”.

Anche il Capogruppo Speranza alla fine perde la “speranza” e si dimette: “Sarò leale al mio gruppo e al mio partito ma voglio essere altrettanto leale alle mie convinzioni profonde. Non cambiare la legge elettorale è un errore molto grave che renderà molto più debole la sfida riformista che il Pd ha lanciato al Paese. C’è una contraddizione evidente tra le mie idee e la funzione che svolgo e che sarei chiamato a svolgere nelle prossime ore. Per queste ragioni rimetto il mio mandato di presidente del gruppo a questa assemblea che mi ha eletto due anni fa”. Dimissioni che non fanno cambiare la linea di Renzi, che chiede però a Speranza di riflettere, rimandando il confronto ad una assemblea specifica per la prossima settimana.

Nonostante le vittime lasciate sul terreno, l’Italicum passa con 190 voti, che equivale all’unanimità dei presenti; 120 invece i non votanti, ovvero quelli della minoranza che equivalgono a quasi un terzo del gruppo. L’Area Riformista di Speranza non ha partecipato al voto ma ha presenziato alla votazione per testimoniare che le dimissioni non rappresentano per ora una scissione.

Unica concessione del Premier sembra essere una sua apertura a “ulteriori modifiche alla riforma costituzionale”, che è all’esame del Senato. Per Renzi comunque adesso è il momento di chiudere il capitolo delle riforme e di andare avanti con l’agenda del governo: dai decreti fiscali, in Cdm il 21 aprile e il 16 giugno, alle intercettazioni, al contrasto alla povertà.

Paola Mattavelli
16 aprile 2015

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