DDL Boschi, alle 12:00 voto finale. No di Berlusconi, M5S fuori dall’Aula e minoranza dem sempre più decisiva

DDL Boschi, alle 12:00 voto finale. No di Berlusconi, M5S fuori dall’Aula e minoranza dem sempre più decisiva

 ROMA — Oggi è il giorno tanto atteso per il voto finale alla Camera sul pacchetto di riforme costituzionali conosciuto come DDL Boschi, che prevede l’abolizione del Senato elettivo e riporta al Governo alcune competenze concesse in passato alle Regioni.
La seduta dell’Aula inizia alle 10:00 per le dichiarazioni di voto, con votazione prevista alle 12:00. Il testo di legge continuerà poi il suo iter prima dell’approvazione in via definitiva: prima lettura a Palazzo Madama per eventuali modifiche e, dopo un intervallo di tre mesi, seconda lettura alla Camera e al Senato; successivamente, se il testo non dovesse subire alcuna modifica, si arriverebbe allo step del referendum popolare, nel quale gli italiani potranno esprimersi in proposito. Renzi ha detto chiaramente che la consultazione popolare è necessaria, a prescindere dai voti ottenuti in Parlamento, anche perché una revisione costituzionale senza il consenso parlamentare di almeno i due terzi sarebbe anticostituzionale.

Se tutto dovesse procedere secondo le previsioni del Premier, entro la fine del 2015 ci potrebbe essere l’approvazione del Parlamento, con il referendum a cadere entro l’estate del 2016.
Ma l’intoppo è dietro l’angolo, basterebbe una sola modifica da apportare in sede di prossima lettura al Senato per dilatare in modo estenuante i tempi di approvazione. Modifiche caldeggiate da Gianni Cuperlo che si rivolge così a Renzi : «Caro presidente, trova il coraggio e rimetti ai parlamentari la possibilità di apportare i cambiamenti necessari».

Numeri alla mano, oggi il Presidente del Consiglio non dovrebbe avere problemi a far passare il testo, potendo contare su almeno trecentottanta voti della sua maggioranza, con alcuni no isolati come quelli di Civati e Fassina, superando quindi di ben sessanta voti la soglia necessaria, a prescindere da quanti sì potrebbero arrivare dalle opposizioni, da chi cioè si dissocerà dai diktat imposti. Una maggioranza comunque sempre in bilico senza l’appoggio di Forza Italia e sempre più dipendente dalla minoranza dem.

Buttiamo uno sguardo sulle posizioni attese oggi sul fronte del voto.
Innanzitutto Berlusconi ha riconfermato la rottura del Patto del Nazareno, nel caso qualcuno non l’avesse ancora ben compreso, e quindi i deputati azzurri saranno presenti in Aula ma voteranno no al DDL che loro stessi avevano concordato, scritto e costruito con il PD all’interno del Patto, questa la decisione presa ieri sera in sede di riunione. Il voto di oggi darà il peso di quanto sia unita e coesa l’ala azzurra; è palpabile una divisione al suo interno, tra quanti non sono per il no ma per l’astensione. Lo stesso Toti, consigliere politico di Berlusconi, ha detto che molti nel centrodestra tirano «per la giacca FI sul tema delle riforme», mentre il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, commenta così la decisione di Silvio Berlusconi: «È difficile da capire, ma ce ne faremo una ragione».
Brunetta ironizza sulla situazione twittando: «Le cronache narrano di Renzi nervoso con la sua minoranza e con Forza Italia per il voto contrario alle riforme e chiede aiuto a Verdini. Che paura, brrr».

Stesso tono canzonatorio che si legge nelle dichiarazioni via Facebook di Toninelli, deputato del M5S, che usa queste parole per mettere in chiaro la posizione del suo Movimento che compatto diserterà l’Aula: «Domani si vota, in prima lettura alla Camera, la “schiforma” costituzionale. In questi mesi abbiamo provato in tutti i modi a limitare i danni, ma da parte del PD è stato sempre e solo no. No per il divieto di condannati in Parlamento, no per l’abolizione dei vitalizi ai condannati, no per i referendum senza quorum. No, no e ancora no. Per questo siamo usciti dall’aula, insieme a tutte le altre opposizioni. E rimarremo fuori anche domani, quando ci sarà il voto conclusivo. Entrerò solo io per la dichiarazione finale, e poi me ne andrò. L’auspicio è che se ne stiano fuori anche coloro che con noi hanno lottato per difendere la costituzione, evitando così di legittimare un truffatore semantico, qual è Renzi, in questo ennesimo attacco alla democrazia».

Non diserteranno invece i deputati di Lega, SEL, FDI-AN, presenti in Aula per esprimere il loro no al DDL. Un ritorno delle opposizioni voluto dal Presidente Mattarella e apprezzato da Speranza, Capogruppo del PD, con queste parole: «Chi rimane fuori si condanna all’inutilità».

Il Vicesegretario dem Guerini lancia un ultimo appello all’unità, chiedendo per oggi il pieno sostegno da parte di tutto il PD, aggiungendo: «Spero che la riforma possa vedere in Aula la presenza di tutti i gruppi politici».

Paola Mattavelli
10 marzo 2015

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