Renzi avvisa FI e minoranza PD: «Puntiamo al referendum»

Renzi avvisa FI e minoranza PD: «Puntiamo al referendum»

 ROMA — «Sarà il popolo a decidere se la nostra riforma del Senato va bene o no», dichiara il Premier Matteo Renzi alla vigilia del voto definitivo alla Camera sul ddl costituzionale, «nessuno può permettersi di fermare il cambiamento», questa è la legislatura «in cui abbiamo portato a compimento scelte attese da decenni».

Voce ferma e risoluta per ribadire a FI e alla minoranza dem del PD che non saranno loro a decidere e che l’Italicum «non si cambia più». Avanti tutta quindi, con l’approvazione del testo senza modifica alcuna, «perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario: la sovranità appartiene al popolo e sarà il popolo a decidere se la nostra riforma va bene o no. Il popolo, nessun altro, dirà se i parlamentari hanno fatto un buon lavoro o no».

Una sfida che crea una spaccatura con gli ex alleati del Patto del Nazareno e, senza FI dalla sua parte, il Premier rischia di non avere i numeri per la riforma costituzionale, complice anche il malcontento della minoranza del PD. Quest’ultima caldeggia Renzi affinché cambi la sua linea perché «si rischia una spaccatura nel partito che avrebbe ripercussioni sul percorso riformatore». Una spaccatura che però già si respira; sono molti gli esponenti della minoranza che infatti diserteranno l’incontro di partito  su fisco, Pubblica Amministrazione e terzo settore convocato da Renzi, e che si incontreranno invece per stabilire come votare martedì.
Per i renziani ovviamente la polemica non ha motivo d’esistere: «Se non convoca i parlamentari lo criticano perché decide da solo, se li convoca non va bene il modo».

Renzi non sembra però minimamente preoccupato dell’incertezza e del clima teso e va diritto per la sua strada nonostante Pippo Civati e Stefano Fassina abbiano dichiarato che non parteciperanno al voto e i bersaniani siano in forse anche se propensi per un «sì di coerenza».
A questo si aggiunge Berlusconi che, con il beneplacito di Matteo Salvini («se FI vota contro, come normale, poi ragioniamo fra opposizioni. Basta condividere il progetto di Italia futura e di Europa, poi non imponiamo niente a nessuno»), ha fatto sapere che martedì FI voterà contro il ddl costituzionale, un netto «no alla prepotenza» di Renzi: «Oggi a palazzo Chigi c’è un governo presieduto dal segretario di un partito mai eletto dagli italiani. Noi ci avevamo creduto fino in fondo, non siamo stati noi a tradire quel cammino che poteva cambiare il Paese».
Fitto da Palermo avverte: «Berlusconi si sta chiudendo in un bunker».
«Un errore politico la chiusura sulle riforme», questo il pensiero di Lorenzo Guerini, che vede nella decisione di Berlusconi «le paure di una leadership in difficoltà»; comunque: «Se il Cavaliere ci ripensa, sa dove trovarci».

Non solo il Premier non palesa allarmismo, addirittura nella sua newsletter periodica, riservata ai suoi elettori, i toni sono di ottimismo per la situazione economica che va migliorando, che «si sta rimettendo in moto, sta davvero cambiando verso, passando dal meno degli ultimi anni al più», e tutto questo probabilmente porterà ad un PIL positivo nel primo trimestre; merito, a suo dire, della «solidità delle riforme» e non solamente della congiuntura favorevole a livello internazionale, e del tanto avverso Jobs Act che invece, con la tassazione a zero per chi assume, faciliterà le assunzioni: «Guai a sedersi, si accelera. È chiaro a tutti che – dopo l’elezione di Mattarella – il Parlamento e il governo andranno avanti fino al 2018», con il potere di rendita che va attaccato per produrre un profondo cambiamento.
I punti da affrontare saranno: superare il bicameralismo paritario, ridurre i poteri delle regioni e semplificare il rapporto tra centro e autonomie, eliminare gli enti inutili.

Il Consiglio dei Ministri in settimana approverà il ddl di riforma della scuola, pronti però ad intervenire con un decreto se il Parlamento sarà lento o farà ostruzionismo. Stesso sistema che sarà messo in atto anche in merito alla riforma della RAI, per la quale ci sarà un primo esame già nei prossimi giorni in Cdm.
Inoltre il Premier assicura che la «forza straordinaria» ricevuta dal 41% dei voti per il PD alle europee continuerà a essere investita sul fisco; «presto» ci sarà anche la fine del segreto bancario con il Vaticano e ci sarà da affrontare con «determinazione» la questione delle unioni civili.

Paola Mattavelli
9 marzo 2015

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