Jobs Act, è scontro Renzi-Landini. Il premier: “Suo impegno politico scontato dopo sconfitta sindacale Fiom”

Jobs Act, è scontro Renzi-Landini. Il premier: “Suo impegno politico scontato dopo sconfitta sindacale Fiom”

RENZI, MEDIAZIONE SUL SENATO, NON MI IMPICCO SU DATANonostante la definitiva approvazione nel Consiglio dei Ministri di venerdì 20 febbraio del decreto attuativo sulla riforma del lavoro, meglio conosciuto come “Jobs Act”, non sembrano destinate a placarsi le polemiche inerenti alle disposizioni del contenuto.

Da una parte Matteo Renzi, che ha fatto del Jobs Act uno dei principali obbiettivi del proprio mandato di governo; dall’altra Maurizio Landini, che ha condotto in questi mesi la principale opposizione alle norme previste dal decreto.

In un’intervista rilasciata il 22 febbraio al “Fatto Quotidiano”, Landini aveva infatti parlato della necessità di allargare l’orizzonte sindacale alla rappresentanza politica, evocando una “coalizione sociale” per “sfidare democraticamente Renzi” e facendo cenno alla raccolta firme indetta dalla Cgil per un eventuale referendum; intervista che, complice la forzatura con la quale il quotidiano diretto da Marco Travaglio aveva titolato “Adesso faccio politica”, aveva destato perplessità sia nel mondo politico, sempre poco incline all’ingerenza di gruppi dei rappresentanti dei lavoratori, sia nel mondo sindacale vicino allo stesso Landini, con un tweet di Massimo Gibelli, portavoce della segretaria della Cgil Susanna Camusso, rivolto al segretario della Fiom (“Se vuole scendere in politica tutti i nostri auguri, ma il sindacato, la Fiom, è un’altra cosa”).

Sulla spaccatura Cgil-Fiom pesa sicuramente la battaglia “persa” per la modifica del Jobs Act, tanto che il segretario Fiom ha dovuto chiedere in tarda serata una rettifica al titolo dell’intervista.

“’Adesso faccio politica’ [..] rimanda più esplicitamente all’impegno di tipo partitico o elettorale, che come si può correttamente leggere nell’intervista non è proprio presente. Anzi è un modo per banalizzare il cambio d’epoca che secondo il mio punto di vista richiede la ridefinizione di nuove strategie sindacali e politiche” recita la nota diffusa da Landini, che sottolinea in sostanza come non sia prevista la nascita di un nuovo soggetto partitico, e men che meno lo sia un suo conseguente impegno.

Equivoco, creatosi col titolo, che è stato tuttavia sufficiente per ridare animo alla polemica con il Presidente del Consiglio, intervenuto nella trasmissione di Lucia Annunziata “In Mezz’Ora”.

“Non credo che Landini abbandoni il sindacato, è il sindacato che ha abbandonato Landini; il suo successo è stato nel bene o nel male causato dalla vicenda Marchionne, ma ora che la Fiat sta tornando a far macchine, ad assumere e riportare la gente in fabbrica, la partecipazione agli scioperi indetti dalla Fiom è bassa” -ha sentenziato Renzi- “ed è evidente che questa sconfitta sindacale pone Landini nel bisogno di cambiare pagina. Giocherà ora una battaglia politica alla mia sinistra, ed io lo rispetto. Ma il dato di fatto della vicenda Marchionne è che quella partita, Landini e la sinistra radicale, la stanno perdendo. E se davvero lui si butta in politica, il sospetto che tutte quelle manifestazioni degli scorsi mesi fossero propedeutiche all’ingresso in politica è difficile levarselo dalla testa.”

La chiusura di Renzi sposta però l’attenzione da Landini a tutto il mondo sindacale generale: “C’è un atteggiamento del sindacato, talvolta di sinistra, che è ostile a prescindere. Ma c’è una larga parte del sindacato che ha voglia invece di confrontarsi nel merito, e se abbiamo fatto piani di salvataggio di aziende è perché abbiamo lavorato con loro. Io voglio continuarci a lavorare.”

di Gianluca Pezzano

23 febbraio 2015

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