Riforme, Forza Italia strappa: “Il Patto del Nazareno si è rotto”. Il Pd tira dritto: “Meglio così”

Riforme, Forza Italia strappa: “Il Patto del Nazareno si è rotto”. Il Pd tira dritto: “Meglio così”

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ROMA – Il patto del Nazareno “si è rotto”. Quantomeno è quello che sostiene Forza Italia.

A recitarne il de profundis è stato un comitato ristretto del partito di Silvio Berlusconi, convocato in tutta fretta a palazzo Grazioli l’altra notte e nel corso del quale i vertici azzurri, a cominciare da Renato Brunetta, sono arrivati a rassegnare le dimissioni, poi respinte dal Cavaliere.

Ma l’accordo sulle riforme (e altro?) sancito tra il premier e il leader di Forza Italia, sul quale si è scritto tanto in questi mesi, è realmente saltato?

Da sempre mal digerito da pezzi delle due forze politiche, formalmente non ha retto la forza d’urto delle implosioni nel partito di Berlusconi, uscito ancora più balcanizzato dopo la prova dell’elezione del Capo dello Stato.

“L’accordo era: ‘sulle istituzioni si sceglie insieme’, e dunque anche sul capo dello Stato. Ma questo presupposto fondamentale è caduto”, ha spiegato Giovanni Toti, consigliere politico del Cavaliere lasciando Grazioli e sottolineando che ora Forza Italia non si sente più impegnata insieme al Pd sul cammino delle riforme e che da subito, come aveva annunciato il Cavaliere, voterà solo ciò che gli aggrada.

Di certo, assicura però Toti, sulle riforme non faremo “i kamikaze”. Sulla sponda opposta c’è chi, come Debora Serracchiani, vice segretario del Pd, fa spallucce e replica senza scomporsi: “Se il patto del Nazareno è finito, meglio così.

La strada delle riforme sarà più semplice. Arrivare al 2018 senza Brunetta e Berlusconi per noi è molto meglio”.

“Contenti loro, contenti tutti. Ognuno per la sua strada, è meglio per tutti. Per noi, sicuramente” le fanno eco il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti e il ministro Boschi che tira dritto: “Noi andiamo avanti. La prossima settimana si voterà da martedì a sabato”.

Dalle parti del Nazareno c’è anche chi ironizza, come il deputato renziano Ernesto Carbone, che twitta:

In serata, il ministro Maria Elena Boschi, in un’intervista al Tg3 ha precisato che “Con Forza Italia non c’è mai stato nessun accordo sul nome del Presidente della Repubblica . L’accordo riguardava solo riforme. I nomi con Forza Italia non sono stati fatti: il Partito democratico si è assunto la responsabilità di fare la proposta di Sergio Mattarella, ma con metodo chiaro, trasparente. Oggi Forza Italia ha cambiato idea sulle riforme perché abbiamo eletto una persona perbene come Mattarella? Ci spiace per loro ma se tornassimo indietro lo rifaremmo”.

Che il Nazareno sia saltato è comunque tutto da vedere. Berlusconi sostiene che da oggi in poi nulla sarà come prima, e Renzi non godrà più del soccorso azzurro. Ma in concreto cosa significa? Quando si ricomincerà a votare per la riforma costituzionale e, dopo, per la legge elettorale, come si comporteranno le truppe del Cavaliere a Montecitorio? Ciò che appare abbastanza sicuro è che alla Camera Fi voterà tutto quello che ha votato al Senato, ma se Renzi, dovesse cedere alle spinte di modifica che vengono dall’ala sinistra del suo partito e pensasse di presentare, “l’ennesimo accordo dell’eterno congresso Pd noi non lo voteremo”. Ha spiegato la vice capogruppo azzurra al Senato Annamaria Bernini. A ben vedere il non voler fare i kamikaze lascia pensare che tra le macerie qualche pilastro del Patto è ancora in piedi.

Donato Notarachille
5 febbraio 2015

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