«Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione»

«Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione»


Sergio Mattarella Presidente della RepubblicaROMA
— «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione», inizia così il discorso di insediamento del Presidente Mattarella, durato trentun minuti ed interrotto quaranta volte dagli applausi, con quello finale a non finire per lungo tempo.

Un Presidente che si è rivolto a tutti, ringraziando con «un saluto deferente a Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano» chi prima di lui ha sostenuto lo stesso gravoso compito istituzionale, quello di «arbitro imparziale, garante della Costituzione, al quale compete la puntuale applicazione delle regole».
Il Parlamento è gremito, con solo qualche banco vuoto nelle file di Forza Italia e alcuni parlamentari del M5S a non associarsi all’applauso iniziale.

Il Presidente Mattarella ha nel cuore i «concittadini» e i sacrifici che la crisi impone, mettendo a dura prova l’unità del Paese che rischia così di essere «difficile, fragile e lontana».
Viene sottolineato quanto sia necessario l’impegno di tutti per superare le difficoltà che in Italia hanno colpito occupazione e creato esclusione; si sente l’urgenza di minor austerità per rilanciare fiducia ed economia, con al centro le riforme, fondamentali per ricostruire il clima sereno e di speranza del quale il Paese ha bisogno. Servono onestà e risposte efficaci ad una nazione minata dalla lunga crisi che «ha inferto ferite e prodotto emarginazione e solitudine».

A questo punto il Mattarella Presidente diventa un uomo che, dopo aver perso il foglio da leggere per alcuni brevi secondi il foglio, riprende a parlare, con un sorriso calmo e sereno, di cose importanti, come ci tiene a precisare: «La lotta alla mafia e alla corruzione siano le priorità. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile».
Parole che proseguono ricordando il valore dell’antifascismo e i molti eroi avuti nella lotta alla mafia, con i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ad essere accolti da una standing ovation generale.

L’attenzione ora viene veicolata sul rischio che il terrorismo internazionale comporta, con la sua minaccia della convivenza e la sua sfida sanguinosa che semina lutti e tragedie, facendo vittime innocenti in ogni parte del mondo: «Siamo inorriditi dalle barbarie della decapitazione di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai fatti di Parigi».
Anche qui il Presidente non manca di dare un volto alle sue parole, facendo il nome di Stefano Tachè, il bambino di due anni ucciso da un commando palestinese il 9 ottobre 1982 durante un attentato alla sinagoga di Roma.

Puntuale l’applauso pieno e scrosciante anche quando Sergio Mattarella ricorda gli italiani che aspettano di essere riportati in patria, menzionando i due marò Latorre e Girone, e Padre dall’Oglio.

Un discorso aspettato, che non ha disatteso quanti volevano sentire l’umana insistenza sul fattore umano del Paese, sugli italiani che lottano e contribuiscono ogni giorno, con le loro fatiche ed i loro sacrifici, al bene comune. Più volte Sergio Mattarella mette la mano sul futuro da costruire, investendo e puntando sui giovani, risorsa fondamentale da educare e formare, ma non si dimentica mai di allargare lo sguardo su ogni singola persona.

Le parole di chiusura richiamano ancora l’unità: «W la Repubblica, W l’Italia», con l’augurio che ogni parola sia il preludio di una concretezza e collaborazione visibile iniziando proprio dal Parlamento e dalle tanto attese riforme.

Paola Mattavelli
3 gennaio 2015

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