Colle, unico candidato per i democratici: così Renzi tenta di ricompattare il Pd

Colle, unico candidato per i democratici: così Renzi tenta di ricompattare il Pd

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ROMA – Sabato votazione decisiva per l’elezione del Capo dello Stato. Ad annunciarlo il presidente del Consiglio Matteo Renzi che durante l’assemblea Pd di ieri a Palazzo Madama e alla Camera, ha voluto seguire una linea intransigente guidando i suoi verso la scheda bianca per i primi tre scrutini e un solo candidato.

Stanco delle proteste della minoranza Pd, il premier ha messo subito in chiaro di «accettare il dissenso, ma non i franchi tiratori». E sul nome del prescelto che il Pd deve presentare agli altri partiti, Renzi ha dichiarato senza giri di parole che «chi non condivide il nome dovrà dirlo apertamente».

L’invito di Renzi è stato accolto favorevolmente dal segretario Pd Lorenzo Guerini, il quale ha negato l’esistenza di complotti interni all’ombra del Colle: «Dal Pd non ci saranno imboscate. Sono assolutamente certo della lealtà di tutto il Pd. Non penso a imboscate né tattiche che possano portare a risultati diversi da quello che emergerà dalle consultazioni».

Se da una parte i renziani continuano a non smentirsi e a lasciarsi guidare dal loro leader, dall’altra anche la minoranza non ha mostrato segni di cedimento, continuando la sua opposione ad oltranza. Davide Zoggia si è infatti detto contrario alla scheda bianca per le prime tre votazioni perché «è un errore rinunciare a trovare una larga unità per eleggere il capo dello Stato solo alla quarta votazione anche perché arrivati a sabato ci potrebbero essere fibrillazioni in tutti i partiti».

È un Pd apparentemente compatto quello che si avvia oggi alle consultazioni con gli altri leader, in primis Berlusconi, redarguito dal braccio destro Raffaele Fitto per la sua eccessiva fiducia nei confronti del premier. Ma Giovanni Toti ha accettato le proposte di votazione di Renzi, rassicurando i forzisti sulla sopravvivenza del Patto del Nazareno: «Che interesse avrebbe Renzi a far saltare il Nazareno? Nessuno. Gli conviene avvelenare il clima delle riforme, fare un altro giro sulla legge elettorale, terremotare tutto?»

Tutt’altra aria si respira nel M5S: i grillini hanno criticato pesantemente la strategia renziana e hanno fatto sapere di non voler partecipare all’iniziativa. «Il presidente della Repubblica deve essere espressione del Parlamento e non di trattative tra poche persone – hanno scritto Grillo e Casaleggio ai parlamentari Pd, invitandoli a dare i nomi dei candidati- Una elezione nei primi tre turni con la partecipazione delle forze di opposizione e alla luce del sole sia un modo per dare autorevolezza al prossimo presidente della Repubblica senza confinarlo alla qualifica di ‘nominato’».

Benedetta Cucchiara

27 gennaio 2014

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