Garante Privacy contro controlli fiscali: così aumenta lo spread di democrazia

Il  governo Monti da fine dicembre a questa parte sta cercando di risollevare le sorti del nostro paese che, come molti altri, è alle prese con una crisi economica che ha già dato dimostrazione (vedi Grecia) di come scelte mal “pesate/pensate” possano causare debacle, governative e sociali, storiche.

Portare a compimento questa “missione” non è di certo cosa facile, sono molti i fattori, le incognite e le variabili a cui dover render conto o di cui dover tener conto. A ricordalo quest’oggi è stato il garante per la protezione dei dati personali che ha fatto notare che se da una parte lo spread (ovvero la differenza o spread in inglese, tra i rendimenti dei Bund, titoli tedeschi, e dei Btp, titoli di stato italiani), sia in calo si rischia di far aumentare lo “spread di democrazia” tra l’Italia e gli altri paesi europei.
Perché? Come molti di voi sapranno il governo Monti sta puntando molto sulla lotta all’evasione fiscale per far “ri-entrare” quei milioni di euro che ogni anno vengono evasi e che potrebbero invece aiutare non poco la nostra economia. Da qui l’allarme del Garante per la privacy che ha notato strappi forti allo Stato di diritto in termini di trasparenza amministrativa nei controlli fiscali.
Francesco Pizzetti, presidente dell’autorità Garante della privacy ha affermato quest’oggi, in occasione della presentazione del rendiconto degli ultimi sette anni di attività del Garante, che questa:
“E’ una fase di emergenza dalla quale uscire al più presto altrimenti lo spread fra democrazia italiana e occidentali crescerebbe. È proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli. È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico, il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori. Recentemente la legge ha addirittura previsto che essi debbano ricevere alcune informazioni indipendentemente da ogni indagine, sia pure solo preliminare, nei confronti degli interessati. Comprendiamo le ragioni di tutto questo, legate a un’evasione fiscale e a forme di illegalità che richiedono interventi di straordinaria efficacia. Dobbiamo però – prosegue Pizzetti – essere consapevoli che siamo in presenza di strappi forti allo Stato di diritto e al concetto di cittadino che ne è alla radice. Sentiamo il bisogno di lanciare questo monito anche perché vediamo che è in atto, a ogni livello dell’amministrazione, e specialmente in ambito locale, una spinta al controllo e all’acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce di giorno in giorno. Un fenomeno che, unito all’amministrazione digitale, a una concezione potenzialmente illimitata dell’open data e all’invocazione della trasparenza declinata come diritto di ogni cittadino di conoscere tutto, può condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose”.

Critiche al “modello fiscale italiano” sono state mosse anche dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, che ha fatto notare come il nostro sia un sistema: “disegnato in modo da far gravare un carico sui contribuenti fedeli eccessivo. La distribuzione del carico tributario, diversamente da quanto si registra nel resto dell’Europa, attualmente penalizza il lavoro e le imprese, su cui grava un carico tributario superiore di circa 50 miliardi – dichiara Giampaolino – alla media europea. Alcune correzioni sono intervenute con le manovre di finanza pubblica del 2011, ma gli interventi effettuati sono ancora limitati. L’auspicata ridistribuzione è pertanto legata, oltre che alla seconda fase della già prevista manovra sulle aliquote Iva, soprattutto alla riduzione della spesa: la prima attraverso il ricordato processo di spending review e la seconda attraverso la prevista riduzione delle esenzioni e delle agevolazioni. Ed è, soprattutto, legata al potenziamento, alla sistematicità ed alla stabilità della strategia della lotta all’evasione, in considerazione dell’ampiezza delle dimensioni del fenomeno e della gravità delle distorsioni che esso induce sul piano sociale e del funzionamento dell’economia. Si rende quindi necessario ricercare ulteriori interventi per un effettivo e duraturo miglioramento della tax compliance”. Troppe tasse per gli onesti quindi.

Ricordiamo che ai nostri lettori che si parla di milioni di euro che potrebbero entrare nelle casse statali non solo se tutti i contribuenti pagassero quanto dovuto, ma anche se si riuscisse ad emarginare fenomeni di contraffazione come quelli scoperti (nella puntata di ieri sera) da Striscia la Notizia (centinaia di finti prodotti alimentari Made in Italy prodotti e distribuiti in Usa). Frodi che se eliminate permetterebbero al nostro mercato di esser più competitivo, vendendo di più all’estero, e che porterebbero più posti di lavoro e maggiori entrate anche nelle casse statali.

Enrico Ferdinandi

13 marzo 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook