Italicum, il sì del Senato

Italicum, il sì del Senato

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ROMA- Dopo un anno dal patto del Nazareno il tanto atteso Italicum, che succede al Porcellum, passa al Senato. Con 175 sì, 110 no e solo 2 astenuti, l’aula approva l’emendamento proposto dal senatore renziano Esposito, il cosiddetto “super canguro”, facendo decadere, di conseguenza, circa 35.000 emendamenti alla riforma elettorale. L’Italicum, che ha preso forma sul modello spagnolo, prevede di fissare al 40% la soglia per il premio di maggioranza alla lista (e non più alla coalizione) e al 3% lo sbarramento per i partiti per entrare alla Camera. L’emendamento prevede inoltre che il ddl entri in vigore dal 1 luglio 2016. In seguito alla votazione dell’emendamento Esposito, la seduta è stata sospesa per permettere ai senatori di prendere visione dei circa 35mila emendamenti preclusi.

Deluso, invece, il senatore dissidente (definito anche come ‘ribelle’) del Pd Miguel Gotor, che nella mattinata ha visto bocciate le proprie modifiche che avrebbero previsto un 30% di candidati nominati e un 70% di eletti con le preferenze. In 26 dei 29 firmatari (Felice Casson e Rosaria Capacchione erano assenti, mentre Josefa Idem si è astenuta, ma si è aggiunto Roberto Ruta che non era tra i firmatari) del documento presentato dalla minoranza del Pd a Renzi hanno votato sì all’emendamento Gotor.

Sono stati quindi i voti dei senatori di Fi, di Gal e della Lega che, trainati dalla maggioranza del Pd, hanno permesso all’Italicum di avanzare. Così il via libera al “super canguro”, già ribattezzato “Espositum”, fa decadere circa il 90% dei 47mila emendamenti presentati.

“L’Italia va avanti, chi prova a interrompere tutte le volte il percorso delle riforme possiamo dire che, per il momento, non ce la fa”, così il premier Renzi, dal World Economic Forum di Davos, ha commentato, esprimendo un’evidente soddisfazione, la votazione.

“Un sistema, l’Italicum, -continua Renzi- che darà agli elettori la possibilità di scegliere e di avere una leadership di governo per 5 anni. Davanti al mio governo ci sono altri 3 anni di lavoro e noi vogliamo creare le condizioni perché sia chiaro il vincitore delle elezioni e la guida del Paese per un periodo stabile, e non con continui cambi”.

Intanto, tra polemiche e botta e risposta tra politici su Twitter, è ricominciato a Montecitorio l’esame del ddl costituzionale sul superamento del bicameralismo paritario.

 

Mirko Olivieri 

21 gennaio 2015

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