Legge Fornero, Consulta dichiara inammissibile referendum abrogativo

Legge Fornero, Consulta dichiara inammissibile referendum abrogativo

Chigi - riforma mercato lavoro - art 18

“La Consulta non ha ammesso la richiesta di referendum relativa all’articolo 24 (disposizioni in materia di trattamenti pensionistici) del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, Nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive. La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge.”

Alla fine non sono servite le oltre 500mila firme raccolte dalla Lega: i giudici della Corte Costituzionale, organo al quale spetta costituzionalmente la facoltà di dichiarare l’ammissibilità dei quesiti referendari, hannoinfatti respinto la proposta di referendum abrogativo dell’articolo 24 del “Decreto Legge 6 dicembre 2011”, meglio conosciuto come Legge Fornero, riguardante la riforma del sistema pensionistico.

In attesa delle motivazioni contenute nella deposizione della sentenza, che si focalizzava sulla considerazione o meno dell’articolo 24 del Decreto come legge di bilancio (caso che ne vieta dunque l’ammissibilità, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione), le prime reazioni sono lapidarie.

“I giudici della Corte Costituzionale, bocciando il referendum sulla riforma Fornero delle pensioni, hanno ‘fottuto’ un diritto sacrosanto. Questa Italia mi fa schifo e mi batterò per ribaltarla” è il commento di Matteo Salvini, promotore della raccolta firme sulla quale da mesi la Lega basa la propria campagna elettorale.

“Era l’unico cambiamento vero per la gente, ma questa è stata fottuta” –prosegue- “Giornata del ca…, governo del ca…. Spero che l’Italia si svegli. In Italia un cavillo lo trovi sempre. E’ un furto, una beffa per milioni di italiani che speravano di non dover morire sul lavoro. Il popolo non conta un ca…, se non ti chiami Matteo Renzi non conti nulla”.

Alla base della lotta politica del Carroccio vi è infatti il tema dei cosiddetti “esodati”, ovvero quelle persone che per via del ricalcolo dell’età pensionabile o delle quote minime si sono ritrovati improvvisamente senza la garanzia di una pensione.

Se da un lato l’ammissibilità e l’eventuale abrogazione della riforma avrebbero “risolto” il problemaesodati, dall’altro avrebbero comportato un ammanco nel bilancio statale di circa 80 miliardi (cifra del risparmio stimato fino al 2020), costringendo il Parlamento attuale a re-intervenire sulla materia per evitare pericolosi buchi e rendendo de facto inutile l’esito positivo della consultazione referendaria.

“Ritengo questa decisione positiva per il paese, la Corte avrà avuto le sue buone ragioni” -ha così commentato l’ex ministro, dal quale prende appunto nome l’intera riforma approvata durante il governo Monti- “I referendum sono un esercizio di democrazia, ma saremmo entrati in una campagna elettorale continua. Lungi da me dire che la legge è perfetta ma è preferibile un passaggio parlamentare”.

Anche Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera e deputato PD, va oltre la decisione della Consulta: “Al di là di questa decisione il tema previdenziale va comunque messo all’ordine del giorno dal governo.” –dichiara-“La situazione non è più reggibile per le conseguenze che la riforma Fornero ha prodotto: in primo luogo, l’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro”.

Nonostante la decisione della Consulta, pare dunque che il famigerato articolo 24 sia comunque destinato ad essere modificato.

Gianluca Pezzano

20 gennaio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook