Il tour bolognese di Renzi, tra scioperi e proteste

Il tour bolognese di Renzi, tra scioperi e proteste

Matteo Renzi all'inaugurazione anno accademico all'università di Bologna

BOLOGNA- Sciopero e proteste contro il Job Act. I lavoratori della Granarolo hanno deciso di accogliere cosi l’arrivo del premier Renzi allo stabilimento bolognese, una visita finalizzata ad incoraggiare l’acquisizione da parte della ditta di quote della centrale del latte di Firenze.

Incurante del comitato della Cgil, che ha bloccato la produzione per due ore, il premier Renzi ha parlato della grandi opportunità dell’anno in termini di produttività e di nuovi obiettivi, in primis l’allargamento della Granarolo alla produzione toscana. «Il modello economico che abbiamo di fronte e’ complicato e i prossimi mesi saranno decisivi, in questo scenario la cooperazione e’ molto importante» ha sottolineato il premier parlando anche dell’Expo: «La nostra casa e’ il mondo e l’Expo e’ una grandissima opportunità per l’Italia. Nel 2015 il nostro Paese o si rimette in moto o perde delle occasioni uniche e grandi. Credo nel 2015 come anno ‘felix’, fertile».

Mentre il sostegno del premier alla privatizzazione toscana mal si concilia con la promessa di tutela delle produzioni locali, un’altro intervento, quello dell’ex segretario Pd Pierluigi Bersani presente a Bologna, ha reso il clima meno teso e più aperto ad un dialogo sulla riforma del lavoro. «Credo che la partita del Jobs act non sia finita, già nelle prossime settimane qual che correzione potrà essere fatta sui licenziamenti collettivi e sul licenziamento per fatti disciplinari che è scritto in un modo che per me non è accettabile».

Lo spostamento del premier dallo stabilimento al centro della città non ha migliorato la situazione: le proteste e gli slogan contro l’esecutivo sono arrivati fino all’aula Magna dell’università dove Renzi era atteso per l’inaugurazione dell’anno accademico. I fatti di Parigi hanno aperto il suo discorso, e l’occasione è stata sfruttata per mettere a tacere l’islamofobia fomentata della Lega di Salvini, «un atteggiamento sguaiato, cialtrone e maldestro di chi a casa nostra pensa che identità sia il contrario di integrazione».

Benedetta Cucchiara

10 gennaio 2014

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