Terrorismo, Alfano: “Tra i foreign fighters quattro sono italiani”. La Lega attacca il Governo: “È collaborazionista dei terroristi”

Terrorismo, Alfano: “Tra i foreign fighters quattro sono italiani”. La Lega attacca il Governo: “È collaborazionista dei terroristi”

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ROMA – “Dei 53 foreign fighters censiti passati per l’Italia, ce ne sono quattro italiani, due dei quali sono Giuliano Delnevo, morto lo scorso anno in Siria ed un giovane marocchino naturalizzato italiano che si trova attualmente in un altro Paese”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, nel corso di un’informativa urgente alla Camera sui possibili rischi connessi al terrorismo internazionale in relazione all’attentato nella redazione di Charlie Hebdo.

Parlando ad un’aula deserta per metà, il titolare del Viminale ha rivelato che “uno dei fratelli Kouachi, Cherif, di 32 anni, era noto anche alle forze di polizia italiana, pur non essendo mai stato nel territorio italiano”.

Il ministro ha poi specificato che “il nostro Paese è da sempre in prima linea nella lotta contro il terrorismo islamico” e ha voluto sottolineare che “l’attività di monitoraggio degli obiettivi sensibili presenti in Italia proseguirà con grandissimo impegno e dispiego di forze”.

Alfano ha quindi assicurato che l’Italia non è esposta a pericoli specifici: “Non abbiamo segnali che indicano l’Italia o gli interessi italiani – ha spiegato – come interessati a specifiche forme di rischio”. La vigilanza è alta “non solo sui siti istituzionali e i luoghi di culto ma anche sedi di giornali, tv e personalità pubbliche che, in ragione della loro attività politica, potrebbero essere oggetto di attenzioni terroristiche”.

“Resteremo vigili – ha proseguito Alfano nell’informativa – e non arretreremo di un millimetro, lo faremo per i nostri figli, per consegnare loro un mondo ancor più libero e sicuro nel quale vivere”. Sull’ipotesi della paternità dell’Isis dell’attentato, Alfano è invece cauto. “La stessa ipotesi che oggi viene affacciata da alcuni commentatori francesi circa la possibie paternità dell’Isis” dell’attentato nella redazione di Charlie Hebdo “va considerata con la cautela del caso e rimane, per ora, una semplice supposizione”.

Il titolare del Viminale ha annunciato che domenica parteciperà ad una riunione dei ministri dell’Interno dei Paesi maggiormente interessati alle problematiche del terrorismo islamico e dei ‘foreign fighters’. A Parigi, ha spiegato Alfano, ci saranno anche rappresentanti delle istituzioni comunitarie, e l’Attorney General degli Usa.

Alfano ha anche annunciato il prossimo varo delle nuove norme antiterrorismo già anticipate dalla conferenza di fine anno e che riguarderanno “la figura del terrorista molecolare” capace di trasformarsi “in un’impresa individuale terroristica nel senso che si autoradicalizza e si autoaddestra anche ricorrendo al web, si procura le armi e le istruzioni per l’uso, progetta da solo o comunque senza appartenenza a reti strutturate azioni terroristiche”. Le misure principali consisteranno nella possibilità del ritiro del passaporto e dell’obbligo di firma, che restringerà le possibilità di movimento degli aspiranti terroristi, oltre a misure che limiteranno la possibilità di accedere ai siti web che incitano al terrorismo.

Le opposizioni hanno duramente attaccato il ministro dell’Interno e se il pentastellato Angelo Tofalo ha affermato, rivolgendosi direttamente ad Alfano, “Finchè lei siederà su quella poltrona noi e milioni di italiani non dormiremo sonni tranquilli”, è dalla Lega, da mesi in polemica con Alfano, che sono arrivate le parole più dure. Paolo Grimoldi è arrivato a dire che il governo “è collaborazionista dei terroristi” perché sta azzerando “il fondo espulsioni”. L’attentato a Charlie Hebdo, secondo il leghista, è “l’ennesima dichiarazione di guerra da parte dell’islam. Chi non vede questo è cieco”. L’attacco leghista ha messo nel mirino ovviamente anche la politica governativa sull’immigrazione: “Parlate di togliere il passaporto ai sospettati di terrorismo ma andate a prenderli con le navi da guerra che non hanno neanche i documenti, andiamo a prendere i terroristi sul bagnasciuga dei paesi musulmani, gli diamo una base logistica, una casa, le sigarette, gli paghiamo il telefono, il vitto e l’alloggio. I capi dei due terroristi di Parigi frequentavano il centro islamico di viale Jenner a Milano”.

Donato Notarachille

9 gennaio 2015

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