La Chiesa paghera’ l’Imu su attivita’ commerciali

Con l’Atto del Senato 3110 arriva la tanto attesa norma che prevede a partire dal prossimo anno il pagamento da parte della Chiesa dell’Imu (ovvero l’imposta comunale sugli immobili, l’ex Ici).

L’emendamento al decreto liberalizzazioni, al momento allo studio del Senato (a breve si procederà al voto), risponde alla procedura d’infrazione aperta dall’Unione europea contro l’Italia per il trattamento fiscale considerato di favore sulle proprietà ecclesiastiche.
Nella norma si legge che dal 2013 tutti gli immobili degli enti non commerciali in cui si svolga un’attività mista dovranno pagare l’Ici ad eccezione delle frazioni di unità in cui si svolge un’attività non commerciale.
Cosa significa? Che vi è una grande distinzione fra quelle che sono attività commerciali e quelle che non lo sono: per questo motivo la Chiesa pagherà l’Imu sugli immobili che hanno uso commerciale ma non su quelli adibiti alla celebrazioni di riti religiosi. Vale a dire che se la chiesa è proprietaria di un albergo piuttosto che di un bar o un negozio di souvenir religiosi pagherà l’Imu su quegli immobili, ma non su chiese o cappelle (magari presenti all’interno di attività commerciali).
A questo punto resterà da risolvere solo un dubbio che riguarda le scuole e gli asili nidi privati e parificati in quanto non è ancora chiaro se sono da considerarsi enti commerciali o meno.
C’è tuttavia da dire che una circolare del ministero delle Finanze definiva attività non commerciali quelle in cui vi sia l’assenza degli elementi tipici dell’economia di mercato. Per questo motivo le scuole sarebbero esenti dall’Imu solo se le rette sono pari o inferiori a quelle normalmente chieste dalle scuole pubbliche.
Fin ora dal Vaticano (Roma) non è arrivato nessun commento.
Polemiche invece dai Salesiani del Berzi di Udine che hanno affermato: “Se costretti la pagheremo, ma andrà a discapito dei beneficiari dei servizi che offriamo alla comunità”, il campus del Bearzi comprende difatti scuole dalle primarie alle secondarie di secondo grado (dove vanno 700 studenti), tre case famiglia, una parrocchia e un centro estivo.
Don Fabrizio Emanuelli, economo del campus udinese ha spiegato che la loro indignazione sta nel fatto che: “Il Bearzi fornisce un servizio ai giovani e la scuola paritaria a livello pubblico ha i medesimi diritti e soggiace alle stesse leggi delle scuole statali. Portando il ragionamento del governo all’estremo, tutte le scuole dovrebbero pagare l’Imu”.

Enrico Ferdinandi

26 febbraio 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook