Mafia Capitale, la segretaria di Buzzi rompe il silenzio: «Gestivo le mazzette»

Mafia Capitale, la segretaria di Buzzi rompe il silenzio: «Gestivo le mazzette»

mafia-capitaleRoma – Rotto il silenzio sulle vicende di Mafia Capitale. È Nadia Cerrito 49 anni, segretaria di Salvatore Buzzi, il mediatore tra Carminati e la politica, a parlare per prima delle infiltrazioni mafiose nei “palazzi romani”, svelando un sottobosco di mazzette, favori e minacce.

Da anni l’impiegata al soldo della criminalità gestiva la contabilità della cupola e custodiva il libro nero contenente le registrazioni delle mazzette consegnate, seguite da nome e cognome di politici. Un compito delicato, ma necessario alla collaboratrice per non perdere il lavoro e mantenere la sua famiglia. L’attività però è stata interrotta dall’intervento dei Ros, che scoperta l’agenda, hanno ammanettato la segretaria, accusata di essere una collaboratrice del sistema Mafia Capitale. «Buzzi mi portava i soldi in contanti, mi diceva di prepararli e io li mettevo nelle buste di carta- ha ammesso la Cerrito davanti al Gip Flavia Costantini e al pm Luca Tescaroli – Le cifre di solito non superavano i quindicimila euro. Era tutta contabilità nera che mi dicevano di non registrare. L’agenda la tenevo sempre nella borsa, perché Buzzi mi diceva che riguardava pagamenti riservati e non volevo che altri lo vedessero. Non conoscevo la destinazione, scrivevo sulla busta con i soldi soltanto la B di Buzzi e lui le ritirava».

Dopo aver dichiarato di conoscere Carminati e i politici coinvolti, ma di non averli mai visti, il gip, facendo riferimento ad una intercettazione ambientale, le ha ricordato i numerosi contatti telefonici avuti con Carminati e la sua partecipazione a numerose riunioni.

Mentre la Cerrito prende tempo per elaborare un piano difensivo, dalle 1200 pagine dell’ordinanza emerge un sistema in cui Massimo Carminati gestiva appalti per milioni di euro collegati alle sue società in cambio di tangenti, coinvolgendo anche enti e fondazioni come quella dell’ex sindaco Alemanno, indagato per corruzione. Sull’ipotesi di scogliere la giunta comunale, ipotesi avanzata dal prefetto Pecoraro, il ministro Alfano ha espresso la sua contrarietà : «Roma non è una città marcia, è una città sana. Se c’è qualcuno che ha rubato va punito quel qualcuno, senza criminalizzare un’intera comunità».

Benedetta Cucchiara
5 dicembre 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook