Riforma RAI, cosa cambia?

Riforma RAI, cosa cambia?

Canone-Rai

Vediamo nel dettaglio i cambiamenti più significativi di questa normativa che potrebbe arrivare in Senato insieme alla nuova disciplina che riguarda le emittenti locali. Il Viceministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando vorrebbe però mettere da parte gli emendamenti riguardanti le TV locali «per vedere se questo intervento può essere inserito in un disegno più strutturale introdotto al Senato a proposito di Canone RAI», assicurando però «un formale intervento del Governo a intervenire in questa Legge di Stabilità» per quanto riguarda le emittenti locali.

Tra i punti toccati, quello che interessa maggiormente l’utente è sicuramente quello che riguarda il Canone RAI. Per tutti, più leggero e in bolletta. Queste le caratteristiche che probabilmente vedremo già a gennaio. Il Governo ha intenzione di procedere ugualmente anche se il provvedimento dovesse slittare oltre il gennaio prossimo, mettendo in campo delle apposite contromisure (per esempio l’inserimento della bolletta elettrica nella dichiarazione dei redditi). Morando ammette che anche se «non siamo ancora perfettamente pronti, non so se lo saremo per il passaggio alla Camera», è certo che il Governo Renzi stia predisponendo un intervento sul Canone RAI nella Legge di Stabilità 2015. Innanzitutto c’è l’intenzione di legare il pagamento alla bolletta elettrica per arginare l’evasione fiscale. La gestione della riscossione passa quindi dall’Agenzia delle Entrate alle società elettriche che erogano il servizio, con la conseguente lievitazione dei costi di queste ultime. L’importo del Canone RAI a carico dell’utente è comunque inferiore, praticamente dimezzato,  passando dagli attuali 113,50 a 65 euro. In base all’ISEE le fasce di reddito disagiate dovrebbero essere esonerate totalmente o parzialmente. Il gettito previsto invece aumenterebbe dato che l’evasione stimata riguarda il 27% con punte del 50%; di conseguenza le casse dello Stato percepirebbero soldi in più (le entrare del 2015 dovrebbe ammontare a 1,8 miliardi di euro), utili per finanziare le televisioni locali perché «sono in una situazione di disagio drammatico tale per cui hanno dovuto mettere in cassa integrazione una parte enorme dei dipendenti». Il contribuente può scegliere di ammortizzare il costo a suo carico diluendolo all’interno delle bollette ricevute in un anno (mensile o bimestrale, dipende dal gestore). La modifica inoltre allargherà il pagamento del Canone, non più vincolato al possesso di un televisore ed alla prima casa ma alla bolletta di erogazione dell’energia elettrica di ogni abitazione. Quindi canoni distinti e separati per ciascuna bolletta legata ad ogni immobile abitativo. Da sciogliere il nodo degli affitti, con l’ipotesi per ora di lasciare il pagamento al proprietario, intestatario della bolletta; sarà poi lui ha rivalersi sull’inquilino. Questa riforma cambia totalmente la concezione di una tassa prima legata al possesso di un apparecchio radiotelevisivo e ora invece pensata in una prospettiva futura di possesso di qualunque tipo di supporto elettronico che riceva segnali radiotelevisivi: smartphone, tablet e computer.

Il secondo punto interessa chi guida l’azienda di Viale Mazzini. Non più la figura del Direttore Generale, attualmente Luigi Gubitosi, ma quella di un Amministratore Delegato, con i poteri uguali a quello di una società privata. Inoltre il Consiglio di Amministrazione verrà ridotto, passando a cinque componenti dai nove di ora. L’elezione dei Consiglieri sarà però sempre di competenza del Parlamento. Per cancellare logiche di lottizzazione, al vaglio anche l’ipotesi della più ristretta Commissione di Vigilanza RAI. I nomi da eleggere verrebbero scelti tra quelli proposti da soggetti esterni e autonomi della politica (AGCOM, i Presidenti delle Camere, la Corte Costituzionale, il Consiglio dei Rettori, la Conferenza Stato-Regioni); il Presidente invece viene eletto dalla Commissione di Vigilanza su indicazione del Consiglio di Amministrazione.

Anche il contratto di servizio pubblico subirà variazioni, con un rinnovamento decennale e non più trimestrale. L’intenzione del Governo a tal proposito è di anticipare la scadenza del contratto, prevista per la fine dell’anno 2016, a gennaio 2015, data prevista per l’entrata in vigore della nuova normativa. Questo consentirà di rendere maggiormente simile ad un’azienda privata una delle più grandi società italiane a partecipazione pubblica, consentendo una pianificazione a lunga gittata e lo svecchiamento di un’impresa che conta oltre diecimila dipendenti. Insomma più indipendente e meno assistita.

Paola Mattavelli

23 novembre 2014

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