Renzi-Berlusconi accordo a metà sull’Italicum, ma il Patto del Nazareno regge

Renzi-Berlusconi accordo a metà sull’Italicum, ma il Patto del Nazareno regge

renziberlusconiROMA – Non siamo d’accordo su due punti della legge elettorale, ma il Patto del Nazareno è solido e durerà. Questo in estrema sintesi il paradosso certificato dal comunicato congiunto emesso ieri sera da Partito democratico e Forza Italia al termine dell’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Il presidente del Consiglio e il leader di Forza Italia si sono confrontati per un’ora e mezza cercando una sintesi tra due visioni opposte dell’Italicum, ma non solo.

Quanto alla legge elettorale, le divergenze principali riguardano la soglia minima per l’ingresso (la maggioranza l’ha fissata al 3%, Forza Italia la vorrebbe al 5%) e l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione, come vorrebbe il partito del Cav) che va oltre il 40% .

Da questo punto di vista l’ottavo incontro sembra essersi ufficialmente risolto con un nulla di fatto. Le “differenze sulla soglia minima di ingresso e sul premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione” restano in piedi, come certifica la nota di ieri sera, ma si tratta di differenze che, a detta dei due leader, non impediranno l’approvazione della legge elettorale al Senato entro dicembre e della riforma costituzionale entro gennaio prossimo.

L’accordo sulla soglia al 4%, una perfetta via di mezzo tra le due proposte, non è stato quindi formalizzato ma rimesso alle valutazioni del Parlamento, così come non si è trovata ufficialmente una convergenza sull’assegnazione del premio di maggioranza. Anche se in tanti a Montecitorio giurano che il Cavaliere sia convinto che il premio alla lista sia “una soluzione accettabile”. Il comunicato di accordo-disaccordo “è una foglia di fico”, sostiene più di un parlamentare forzista. “Vedrete che alla fine ci sarà un premio alla lista e uno sbarramento al 4%. L’accordo c’è ma non si può certificarlo. Il comunicato consente a Renzi e a Berlusconi di tenere buoni i propri uomini e gli alleati”. Se il premier infatti potrà sostenere ad Alfano di aver difeso la soglia al 3% contro le pretese di Fi di alzarla, Berlusconi, dal canto suo, potrà tener buoni Brunetta, Fitto, Romani e Toti (li ha visti tutti quanti ieri sera a cena) con la favola dell’accanita resistenza opposta al premier, il quale voleva imporgli una soglia del 3 per cento e lui non ha ceduto. Se il malumore serpeggia evidente nelle fila di Forza Italia, di sicuro si fa sentire, e anche in maniera altrettanto evidente, il dissenso della minoranza Pd che ieri sera ha disertato la direzione nazionale al Nazareno, finora espresso solo con dichiarazioni di fuoco circa la permanenza dei 100 capilista bloccati.

La partita giocata ieri sera a palazzo Chigi ha riguardato, come era ovvio attendersi, non solo l’Italicum. Al Cavaliere stava particolarmente a cuore ottenere garanzie dal premier circa la sua partecipazione al tavolo del dialogo nelle prossime mosse, prima su tutte la scelta del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. Nell’ora e mezza di incontro, secondo quanto rivelano fonti parlamentari, lo stesso Berlusconi, per sgombrare il campo da equivoci di sorta, si è tenuto alla larga dalle tecnicalità delle legge elettorale, demandando a Denis Verdini il compito di confrontarsi nel merito con gli sherpa democratici, limitandosi a sottolineare che non è nelle sue intenzioni “uccidere i partitini”. Il Cavaliere avrebbe chiesto e ottenuto da Renzi la certezza che non ci sarà un ricorso alle urne anticipate in primavera e infine l’assicurazione di poter sedere a pieno titolo al tavolo dove si sceglierà il prossimo capo dello Stato. In merito Berlusconi avrebbe gradito una lista ristretta di nomi condivisibili su cui avviare il dialogo ottenendo come risposta un laconico “per questo c’è ancora tempo”.

di Donato Notarachille
13 novembre 2014

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