Caso Cucchi, la sorella Ilaria: “Devono uccidermi per fermarmi”

Caso Cucchi, la sorella Ilaria: “Devono uccidermi per fermarmi”

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ROMA- La morte di Stefano Cucchi non ha responsabili. Questo è quanto deciso dalla Corte d’Appello di Roma riguardo il caso Cucchi: giovane arrestato nel 2009 e morto dopo pochi giorni con segni di un pestaggio, secondo il legale della famiglia Cucchi Fabio Anselmo, avvenuto nelle celle del Tribunale. “Intraprenderemo anche un’azione legale nei confronti del ministero affinché si possa riconoscerne la responsabilità rispetto alla morte di Stefano” afferma l’avvocato promettendo un immediato ricorso in Cassazione.

Rabbia mista a dolore e lacrime quella della famiglia e in particolare di Ilaria, sorella di Stefano, che abbandona il Tribunale non appena i magistrati leggono la sentenza. “Devono uccidermi per fermarmi”, così la sorella del giovane ragazzo commenta mostrando le foto in cui sono visibili lividi e graffi sul volto di Stefano.
A prendere le difese dei magistrati che si sono occupati del caso è Luciano Panzani, presidente della Corte d’Appello: “Il giudice penale deve accertare se vi siano prove sufficienti di responsabilità individuali e in caso contrario deve assolvere”.
Intanto il sindaco della capitale, Ignazio Marino, conferma che il Campidoglio, nonostante le innumerevoli critiche, sta lavorando per intitolare una strada, probabilmente nei pressi del Tribunale come richiesto da Ilaria Cucchi, alla vittima.
Molteplici, dunque, le reazioni e i commenti scaturiti dall’attesissima sentenza che si è tenuta il 31 ottobre nel Palazzo di Giustizia romano e che ha scagionato i sei medici, gli infermieri e gli agenti indagati per la morte di Cucchi. Innumerevoli anche i tweet di solidarietà dedicati alla famiglia distrutta dal dolore. Solidarietà anche da parte di parlamentari che hanno commentato la vicenda: “I cosiddetti servitori dello Stato – afferma la senatrice Barbara Lezzi – sono l’ulteriore vergogna di un Paese che non merita neppure che le istituzioni richiamino all’onore del silenzio coloro che dovrebbero garantire tutela e sicurezza ma che preferiscono coltivare autoreferenzialità”. Inoltre, ha espresso vicinanza e compassione nei confronti dei parenti più stretti di Stefano anche Fabrizio Cicchito, presidente della commissione Esteri della Camera, parlando di “triplice sconfitta: per la magistratura, per le istituzioni e per la civiltà del nostro Paese”.
Mirko Olivieri
2 novembre 2014
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