Renzi: Il posto fisso non c’è più. Leopolda5 si chiude tra le polemiche

Renzi: Il posto fisso non c’è più. Leopolda5 si chiude tra le polemiche

renzi1FIRENZE – Ieri, giorno del ‘grande gelo’ tra Governo e Cgil e di spaccatura tra il Pd di Renzi – riunito a Leopolda5 – e la minoranza interna che sfila al grande corteo sindacale, hanno gettato benzina sul fuoco le parole del finanziere Davide Serra, proprietario del Fondo Algebris che, dalla Leopolda, ha chiesto di limitare il diritto di sciopero nella pubblica amministrazione. Un vero affronto per il sindacato che insorge e una ragione in più per gli oppositori interni a Renzi per far valere le proprie istanze.

Il finanziere, premesso che scioperare sia un diritto, ha insistito sul fatto che comunque lo sciopero sia un costo. Per ribadirlo, ha portato l’esempio di due potenziali investitori inglesi in Italia, scoraggiati da uno sciopero del personale di volo, che aveva impedito loro di atterrare nel bel Paese. Per Serra, il diritto di sciopero “dovrebbe essere molto regolato, prima che tutti lo facciano ‘random’ ” perché in caso contrario “chi deve venire domani a investire non ci viene. Se vogliono aumentare i disoccupati facciano lo sciopero generale”, ha concluso il finanziere.

Le frasi di Serra hanno indignato il sindacato in sciopero a Roma, Susanna Camusso ha infatti replicato alle esternazioni del finanziere chiamando in causa lo stesso Renzi: “Al presidente del Consiglio vorrei dire che la Leopolda ospita il finanziere Serra, che si permette di dire che bisogna intervenire sul diritto di sciopero perché è un costo. Sappia – il finanziere – che aspettiamo ancora che il mondo della finanza ci dica cosa vuol fare per fare tornare il mondo ‘un mondo normale’, e sappia che quel costo non è dei finanzieri ma dei lavoratori che rivendicano i loro diritti”. Per la Camusso chi era in piazza ha ben presente il fatto che lo sciopero comporti dei costi, in effetti il lavoratore che vi aderisce perde la propria giornata lavorativa e, con essa, la retribuzione. Lo sciopero, inoltre, è geneticamente legato al disservizio: il disagio serve per attirare l’attenzione dopo che tutte le altre ‘vie’ di dialogo sono state interrotte. La visione polarizzata tra Serra e Camusso ha aperto una lunga fase di repliche e contro-repliche che è proseguita anche durante la giornata conclusiva di Leopolda5.

Questa mattina, ultimo atto del meeting, sul palco è salito il candidato alla presidenza della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini: “Io mi sono schierato dalla parte del Governo. In un paese in cui tutti, da troppi anni, chiedono agli altri di fare le riforme, ma poi quando si devono fare, vogliono che a farle sia il vicino, io penso che le regioni abbiano qualcosa da farsi perdonare. E che nel farlo debbano dare l’esempio. È doveroso però che se siano tagli non siano lineari”. Bonaccini ha auspicato un ritorno all’unità di intenti: “Lancio un appello a chi litiga nelle piazze: il terremoto in Emilia ci ha fatto capire che quando operai e imprenditori si rimboccano le maniche insieme anche le battaglie più dure possono essere vinte”.

Sul palco della Leopolda, il vicesegretario del partito Debora Serracchiani è tornata sulla sfida a distanza con la piazza e la Cgil: “Grande rispetto, ma basta con la scissione dell’atomo a sinistra. Dobbiamo produrre energia. Solidarietà, lavoro e uguaglianza non sono solo le parole della piazza della Cgil. Sono anche le nostre parole. Qualcuno nel partito non ha capito che gli imprenditori non sono padroni. Grande rispetto per quella piazza, ma evitiamo lo scherno, evitiamo la politicizzazione”. La vicesegretaria ha poi indicato la strada del Pd in versione 2.0: “Qualcuno non ha capito che questo partito vuole cambiare tutto, ma vuole anche cambiare tutti. Tutti quelli che non hanno capito che questa manifestazione e quelli che erano in piazza ieri possono lavorare insieme per cambiare il Paese”.

Dopo la Serracchiani è stato il turno di Oscar Farinetti, patron di Eataly: “La Leopolda è un luogo di proposte. È puro culo essere nati in Italia, io ho un progetto straordinario: alziamo il culo dalla sedia e andiamo a narrare questo nostro primato nel mondo”. Con lui un giovane cuoco, Enrico, che ha spiegato di credere nello spirito di gruppo e nel confronto: “Ma ci si può confrontare in modo sereno e corretto. Perché queste sono le basi per costruire il nostro futuro”.

Sul palco è salito anche l’astronauta Luca Parmitano, ambasciatore dell’Italia al semestre europeo: “Dobbiamo essere desiderosi di cogliere le opportunità che ci dà l’Europa: su tutte, la libertà”.

Dopo Parmitano è intervenuta ‘Lady Pesc’ Federica Mogherini, neo rappresentante per la politica estera dell’Ue: “Sento il grande orgoglio di poter servire il nostro Paese, così come una grande responsabilità: porterò la nostra voglia di cambiare a Bruxelles e in Europa”. I primi giorni come Alto rappresentante Ue? “Li passerò a Bruxelles, perché lì c’è bisogno di cambiare”.

A seguito della Mogherini, intorno alle 11:45 è stato il turno di Gennaro Migliore, ex Sel: “In Europa cresce il populismo, le forze democratiche devono costruire il vero progetto di trasformazione dell’Italia e dell’Unione”. Ha inoltre replicato duramente a Serra: “Quello di sciopero è il primo dei diritti”.

Sul palco della Leopolda arriva anche Andrea Romano, ex Scelta Civica: “L’espressione ‘interesse nazionale’ non deve essere considerata con un’accezione negativa: difendere gli interessi dell’Italia è prioritario. Siamo una grande nazione democratica che sta portando avanti una serie importante di riforme e per questo chiede di essere rispettata”.

Più tardi è intervenuto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: “Finita la stagione dei partiti identitari, condannati alla marginalità. Sentivo parlare ieri di due Pd divisi, in realtà è finalmente nato il Partito democratico. La discussione deve esserci, ma dobbiamo difendere la vocazione maggioritaria. Il Pd è anche il partito di chi ieri era in piazza, ma non solo. Siamo finalmente diventati quello che volevamo essere: un partito che discute di cose, non solo di chi sta con chi”. L’intervento si è concluso parlando di investimenti sulla cultura: “È una carta formidabile nella competizione globale. Dobbiamo rieducare gli italiani alla cultura e alla bellezza. Noi abbiamo fatto una scelta, quella di non tagliare nella cultura: è il modo migliore per uscire dalla crisi economica”.

Sul palco sale il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, tra i più criticati dalla sinistra del Pd, dopo le polemiche su Jobs Act e articolo 18. “Oggi c’è un Italia stanca. Bisogna immaginare qualcosa di profondamente diverso, basta pensare al passato e a quello che c’è. Su 100 contratti di lavoro stipulati negli ultimi anni, 80 sono stati di tipo precario. Ci vuole il contratto di lavoro a tutele crescenti (quello introdotto dal Jobs Act). E dobbiamo cambiare la nostra idea di impresa, basta dualismo tra economia e società”.

La ministra delle Riforme Maria Elena Boschi ha detto: “Ho giurato sulla Costituzione che avrei svolto il mio lavoro con onore. Questo significa vedere approvata una legge elettorale che garantisca la governabilità ed elimini il ricatto dei piccoli partiti. Così come portare a termine la riforma costituzionale. Onore per me è far parte di una storia, di una comunità di persone appassionate”.
Dopo le parole del ministro della Difesa Roberta Pinotti, che ha rilanciato il tema della leadership femminile, alle 12 e 30 è intervenuto Matteo Renzi: “Noi siamo qui per ascoltarci, dialogare, indignarci per la rappresentazione sbagliata che viene data all’esterno. Ma non voglio parlare di Leopolda, ma soltanto ringraziare tutti quanti hanno permesso questa iniziativa. La politica è soprattutto servizio, passione, impegno. Non siamo al governo per riscaldare le seggiole, vogliamo cambiare il Paese. Abbiamo la responsabilità di restituire speranza, il futuro è solo l’inizio. Voglio dirlo con chiarezza: abbiamo un disegno organico”. Ha aggiunto: “L’Europa deve tornare a fare la propria parte. Ma noi riusciremo a vincere questa battaglia soltanto se faremo le cose che servono a noi», ha spiegato Renzi, rilanciando le riforme del suo governo, dalla legge elettorale alla giustizia civile, alla semplificazione del fisco, fino alla riforma della scuola: “Saranno gli insegnanti a cambiare l’Italia”. Sulle polemiche della Cgil e della Sinistra democratica sull’articolo 18: “Il posto fisso non c’è più. Ma il vero punto è che lo Stato non può lasciare da solo chi perde il lavoro, deve farsi carico e prendersi cura. Poi lo Stato deve creare nuove opportunità, analizzare il profilo, dare l’opportunità di una nuova formazione. Rispetto le manifestazioni politiche di questi giorni e non ho paura che si crei qualcosa di diverso a sinistra. Ma sono anni che si creano sinistre arcobaleno ancorate al passato. È più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o prevedere il futuro e cercare di realizzarlo? Noi siamo la sinistra del futuro e del digitale, non quella del rullino”. Il Primo Ministro conclude il suo intervento con lo slogan della kermesse: “Il futuro è solo l’inizio”.
Davide Lazzini
26 ottobre 2014
Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook