M5S, espulsioni ed autoritarismo minano l’unità del partito

M5S, espulsioni ed autoritarismo minano l’unità del partito

141216911-69873c8f-e372-41ea-a4f8-cc1ae3f8ec83Un partito sull’orlo dell’implosione. Sembrerebbe essere questo il destino del M5S che ancora una volta si è impegnato in una campagna di epurazione interna, eliminando qualsiasi dissenso ai dogma grillini.

Deputati, senatori, sindaci sono nel mirino della direzione pentastellata, la quale, già dall’arrivo dei grillini in Parlamento, continua a non tollerare i cambiamenti di rotta di molti membri del movimento. C’è chi è in bilico e forse spera in una grazia last minute, come il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il deputato Tommaso Curò e il capogruppo emiliano del M5s Marco Bosi, colpevoli di aver lanciato invettive troppo accese contro il partito e per questo in attesa dell’espulsione.

Nella lunga black list dei traditori, cacciati dal M5S, figurano i nomi di Marco Fabbri, sindaco di Comacchio, accusato di essere stato eletto senza il consenso di Grillo- Casaleggio, e Cristina di Pietro, la senatrice che ha apertamente contestato l’autoritarismo grillino puntando il dito contro la politica dell'”eliminazione”.

Ma se da una parte l’escalation del dissenso sta indebolendo i pentastellati, dall’altra i superstiti serrano le file attorno alla direzione contro coloro che non solo hanno mostrato apertamente la loro contrarietà alla linea del partito, ma hanno anche cambiato casacca, come il senatore Francesco Campanella passato al Gruppo Misto e definito dai grillini “scilipoti”.

La democrazia on-line ipotizzata da Grillo sembra avere i giorni contati e ai rimanenti non rimane altro da fare che sopravvivere, cercando di arginare le perdite attraverso un maggior dialogo interno.

 

Benedetta Cucchiara

21 ottobre 2014

 

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