Congresso Lega. Bossi “ Monti fuori dai c..”, ma i suoi lo fischiano

“Monti a casa, fuori da coglioni. Berlusconi faccia cadere presto questo governo infame” . è un Bossi d’altri tempi quello che interviene al Congresso della Lega a Milano. Agguerrito, feroce, sboccato. Aizza la folla contro quello che definisce “ Governo Ladro”. Gli sponsor, le frasi ad effetto sono sempre gli stessi di un tempo, quando la Lega era all’opposizione, un movimento scissionista lontano dal governo, lontano da Roma e i suoi luoghi di potere.

Anche l’avverso contro cui scagliarsi è identico, il “ governo amico delle banche e nemico del popolo”.  È un Bossi che non si vedeva da diversi anni, grida dal palco slogan, lancia invettive e arringa la folla. Quello che lui chiama il “ popolo padano” lo acclama, grida, ma poi, diversamente da sempre, lo fischia. Ecco, allora forse qualcosa è cambiato, qualcosa, in modo sotterraneo e silenzioso, sta minando la Lega.
Il popolo il suo popolo acclama a gran voce Maroni. Il senatur storce il naso e nega la parola all’ex Ministro degli Interni ed ecco che accade l’incredibile: la folla lo fischia. Quella folla che lo acclamava, che ripeteva fino allo sfinimento i suoi slogan “ Roma ladrona”, “ Sono porci questi romani” e tanto altro, che mimava il gesto del dito medio come risposta ad ogni questione, ecco, ora questa folla lo fischia.
Segno che i tempi sono cambiati, il senatur avrà pure ritrovato il vigore di una volta, ma la Padania ormai appare irrimediabilmente divisa. Lui smentisce però “La Lega non è mai stata divisa, eravate voi che lo speravate, ma sapevo che non sarebbe successo niente” grida ai suoi nemici, ma forse ora anche lui sa che Maroni sta acquistando sempre più spazio e potere nel Carroccio, anche la folla lo acclama e lo investe, a suo modo, della legittimità e credibilità popolare.
L’ex Ministro dal canto suo mantiene un profilo basso e dalla sua pagina di Facebook fa sapere che “Mi è dispiaciuto molto, non poter parlare per salutarvi e condividere con voi queste sensazioni”
Si riferisce alle frasi rivolte da Bossi a Berlusconi. “Berlusconi, tanto alle elezioni ci andiamo ugualmente. Scegli, o fai cadere questo governo infame o comunque alle elezioni ci andrai per fare quelle della Regione Lombardia. La Lega ti obbliga alla scelta”.
Maroni invece ridimensiona fortemente la questione “ Nessun ricatto “ afferma ai suoi fedelissimi “ Noi facciamo politica “.
Ed è forse tutta in questa frase la spiegazione della crisi della Lega, di quei fischi che mai ci saremmo potuti immaginare in altri tempi, di quel Bossi che rivendica, geloso, il proprio potere.
Maroni, l’ex Ministro dell’Interno, rappresenta la Lega alla politica, la Lega parte del governo, seduta fra i banchi del Parlamento, a Roma.
Bossi, al contrario, rappresenta il prima, la Lega lontana dal potere, gli slogan volgare e sboccati, il maschilismo spinto fino all’inverosimile e la ricerca continua della provocazione.
Due poli così opposti, di certo, non possono coesistere e presto il Carroccio stesso sarà messo di fronte ad una scelta. Una scelta che segnerà il suo futuro. E nonostante il Senatur fa di tutto per smentirlo anche lui sa che prima o poi lo scontro finale si presenterà, allora sarà il momento di scegliere una volta per tutte chi è il vero leader fra Bossi o Maroni.

Valentina Vanzini

23 gennaio 2012

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