Renzi da Fazio: “No al precariato, sì al Tfr in busta paga”. Oggi il confronto in direzione

Renzi da Fazio: “No al precariato, sì al Tfr in busta paga”. Oggi il confronto in direzione

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ROMA- È arrivato il giorno della direzione Pd. Un appuntamento che si preannuncia caldissimo dopo il lungo dibattito che nelle scorse settimane si è consumato tra governo e opposizione, ma soprattutto tra maggioranza e minoranza del Pd (rispettivamente renziani e bersaniani).

Sarà un braccio di ferro che potrebbe portare a ulteriori spaccamenti all’interno del Partito Democratico e nonostante oggi sia il compleanno dell’ex segretario Bersani, nulla fa presagire che quest’ultimo otterrà qualche tipo di regalo da Renzi. Infatti fino a ieri sera il Premier ha parlato dell’importanza di proseguire sulla via delle riforme contro tutto e tutti.

Intervistato a  “Che tempo che fa”, la trasmissione di Rai3 condotta da Fabio Fazio, Renzi, parlando dei risvolti dell’Art. 18, ha spiegato che: “non è il reintegro la soluzione dei problemi”. “Quando hai un disoccupato” – ha continuato- “non devi fare una battaglia ideologica ma devi fare in modo che trovi un lavoro”. Secondo Renzi l’opposizione all’abrogazione dell’articolo 18 sarebbe tutta “una battaglia ideologica della sinistra” che non porta a niente. “L’imprenditore non è uno cattivo” –ha detto- “deve avere diritto di lasciare a casa” un lavoratore, “ma lo Stato no”.

Ma ieri da Fazio non si è parlato soltanto dell’Art. 18. Il premier ha annunciato che “cancelliamo i Cocopro e tutte quelle forme di collaborazione che hanno portato al precariato”. Il governo, ha detto, sta per scrivere le regole del mondo del lavoro “per i prossimi 30 anni”. Intanto se da un lato è confermato il bonus degli 80 euro, Renzi ha accennato ad un’ipotesi “a cui stiamo lavorando” che potrebbe “mettere il Tfr mensilmente in busta paga” se si trovasse liquidità da dare alle piccole e medie imprese. Una soluzione che secondo Unimpresa non funzionerebbe perché metterebbe a rischio 5,5 miliardi di euro di liquidità.

Da Fazio c’è stato tempo anche per le risposte a quei “poteri forti” che nei giorni scorsi si erano pronunciati contro il Premier. “Poteri forti è un’espressione che non mi piace. Vedo molti pensieri deboli, vedo persone che, con tutto il rispetto, è normale che mi vogliano fare fuori. Sono a capo del Paese più bello del mondo e di un partito che ha preso il 41%”. “Possono mandarmi a casa anche domani” – ha continuato Renzi- “ma non telecomandarmi come una marionetta”.

Fazio ha poi spostato la discussione su altri temi. Ha chiesto al suo interlocutore cosa ne pensasse di diritti civili e matrimoni Gay ricevendone come risposta quella già annunciata qualche mese fa, cioè la Civil Partnership alla tedesca  e Ius Soli: “Sulla Civil Partnership ho preso un impegno e lo confermo. Lo Ius Soli potrebbe non essere legato alla nascita in Italia ma almeno legato alla frequentazione di un ciclo scolastico”, ha detto il premier.

Nell’ultima parte dell’intervista Renzi parla dell’ importanza dell’ “operazione Mare Nostrum” in questo momento storico minato dal terrore dall’Isis: “Abbiamo una grande minaccia terroristica e abbiamo problemi nuovi, pensiamo alla Libia”, ha detto il premier. Ho “voluto che all’Onu risaltasse il numero 80mila, le persone salvate dagli italiani nel silenzio della comunità internazionale”.
Per combattere il terrorismo “questa Europa deve tornare a fare l’Europa, non deve essere solo parametri finanziari, è fondamentale che non parli solo del 3 per cento. O troviamo nuovo ordine internazionale o non andiamo da nessuna parte”, ha detto il Premier.

A chiudere l’intervista la vicenda del padre, Tiziano Renzi, indagato per bancarotta fraudolenta. “Il giochino di parlare di giustizia a orologeria fa male a chi lo dice. Mio padre mi ha insegnato il rispetto delle istituzioni e oggi mi aspetto lo stesso rispetto delle istituzioni: va lì, spiega, e dimostra cosa è successo. Io sono uno di quelli che crede alle coincidenze. Io so, e i miei figli lo sanno, che hanno un nonno per bene”.

Oggi la direzione Pd tra le insidie delle varie correnti. Insidie che realisticamente non dovrebbero rappresentare un grande intoppo per Renzi dato che il 68% dei circa 200 membri Pd è “controllato” dal segretario.

 

Luigi Carnevale

29 settembre 2014

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