Job Act, Renzi perde la maggioranza. Padoan: “Le riforme non si fermano”

Job Act, Renzi perde la maggioranza. Padoan: “Le riforme non si fermano”

ministro PadoanRoma – Persa la maggioranza sul fronte lavoro. È questo il risultato ottenuto ieri dal premier Renzi che al Senato ha dovuto far fronte a ben 7 emendamenti presentati dalla minoranza Pd alla riforma del lavoro. Nel mirino dei dem guidati da Bersani, le nuove tipologie contrattuali e in particolare l’applicazione dell’art.18 dopo 3 anni per i neoassunti con contratto a tutele crescenti, una disposizione che l’esecutivo mira ad eliminare completamente. Nonostante l’immediata risposta del presidente della Commissione Lavoro del Senato Sacconi, il quale ha ribadito che “gli emendamenti delle minoranze Pd al Jobs act sono irricevibili”, a fine giornata sul provvedimento sono caduti una pioggia di emendamenti, in totale 700, gran parte presentati da Sel. Di fronte alla diserzione di 40 democratici, il ministro dell’economia Padoan ha invitato le forze politiche ad abbandonare il dibattito sull’art. 18. “Non possiamo permetterci di fermare le riforme”, ha affermato Padoan, sostenendo il progetto renziano di sostituire il reintegro con un risarcimento economico. All’interno della minoranza Pd, i malumori sono rimasti e le intimidazioni di Sacconi non hanno fatto arretrare “i disertori” dem che si sono detti pronti ad un referendum. “Non si può ridurre tutto a una questione di disciplina di partito – ha sottolineato Alfredo D’Attorre – Se non ci sarà disponibilità all’ascolto da parte della maggioranza, sullo sfondo resta sempre la possibilità di consultare la nostra base”. Anche se le tensioni sulla riforma del lavoro sono numerose, c’è chi tra i renziani non si sente affatto preoccupato, in quanto “si tratta di mera propaganda, da una parte e dall’altra, e non accadrà proprio un bel nulla”.

Benedetta Cucchiara

25 settembre 2014

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