Scontro su Art. 18 tra Bersani e Renzi. L’ex segretario: “Stai sereno, governi con il mio 25%”

Scontro su Art. 18 tra Bersani e Renzi. L’ex segretario: “Stai sereno, governi con il mio 25%”

bersani articolo 18

ROMA- Un’accesa discussione si è verificata oggi all’interno del Partito Democratico sul tema dell’Articolo 18, forse il punto più cruciale della riforma del mondo del lavoro portato avanti dal governo Renzi.

Una minoranza del partito (con il supporto di Sel e M5S) ha sottoposto sette emendamenti proponendo di non abolire l’articolo 18, ma di garantirlo dopo tre anni dall’assunzione. Il confronto, avuto luogo oggi in Senato, si è risolto però in un nulla di fatto ed il voto è rimandato alla prossima settimana.

Ma la questione del lavoro assume oggi una valenza politica rilevante soprattutto alla luce degli scontri frontali tra Pierluigi Bersani e il Premier Matteo Renzi. “L’articolo 18  ha certo un aspetto simbolico, e non si può buttarlo via”- ha affermato l’ex segretario Bersani intervistato da Floris su La7. E poi ha risposto a quanto detto due giorni fa dal Premier. Renzi a proposito delle contestazioni sulla riforma del lavoro aveva accusato: “Nel mio partito c’è chi pensa che dopo il 40,8% alle europee si possa continuare con un ‘facite ammuina’ per cui non cambia niente e Renzi fa la foglia di fico: sono cascati male, ho preso questi voti per cambiare l’Italia davvero”. Bersani senza risparmiare veleno ha rilanciato dicendo: “Con il mio 25 per cento sta governando. Io non ci sono al governo, e mi va bene. Non chiedo riconoscenza, ma rispetto”, ha poi aggiunto”.

Bersani si è pronunciato comunque a favore di un confronto: “il mio tentativo” –ha detto- “è quello di trovare una soluzione” affinché “maturi una responsabilità”. La richiesta più significativa che emerge dagli emendamenti è quella dell’applicazione dell’Art. 18 ai neoassunti dopo i 3 anni. Modifiche che secondo la minoranza del Pd devono essere approvate o si ricorrerà al referendum: “Se non ci sarà disponibilità all’ascolto da parte della maggioranza, sullo sfondo resta sempre la possibilità di consultare la nostra base” ha ammonito il bersaniano Alfredo D’Attorre a margine della riunione della minoranza Pd.

Sulla questione che sta spaccando il Partito Democratico si è pronunciato anche il Ministro dell’Economia Padoan che ha ritenuto “paradossale” il dibattito poiché –sostiene- i lavoratori tutelati realmente dall’articolo 18 sono solo poche migliaia. L’ex ministro Sacconi ha invece definito (su twitter) gli emendamenti “irricevibili”. Il Ministro del lavoro Poletti dal canto suo ha minimizzato dicendo che le riforme che si porteranno avanti escludono licenziamenti discriminatori.

Tra i 35 firmatari al Senato, ci sono sia bersaniani, ma anche senatori vicini a Pippo Civati e oppositori della riforma del Senato come Vannino Chiti, Corradino Mineo, Walter Tocci e Massimo Mucchetti. Per ora gli equilibri appaiono precari, ma non si può escludere (e questo è auspicabile per il Pd) che gli scenari possano cambiare visto che da “qui al voto in aula c’è di mezzo la direzione”, come ha ricordato la senatrice Annamaria Parente, annunciando -tra l’altro- un altro emendamento al ddl della commissione Lavoro che chiederà risorse certe per gli ammortizzatori sociali da inserire nella legge di Stabilità.

Luigi Carnevale

24 Settembre 2014

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