Botta e risposta su twitter tra Renzi e Cigl: “mandare tutti in serie B non è estensione dei diritti”

Botta e risposta su twitter tra Renzi e Cigl: “mandare tutti in serie B non è estensione dei diritti”

renzi_camussoRoma – Sei punti sono stati condivisi su twitter oggi sulla pagina ufficiale del sindacato, sei paletti per la riforma del lavoro, seguiti dal nuovo hashtag #fattinonideologia per rispondere all’accusa rivolta alla Camusso da Renzi di difendere l’ideologia e non le persone.

Nel primo si ritorna sul problematico articolo 18: “Non vogliamo che chi lavora possa essere licenziato senza una ragione”. Il secondo, quello che sta creando più scompigli, recita: “Mandare tutti in serie ‘B’ non è estendere i diritti e le tutele”. Segue il terzo: “Malattia e maternità: estendiamo a tutti i diritti e le tutele”. Con il quarto si va sui cosiddetti declassamenti di qualifica: “Stesso lavoro, stessa retribuzione. No al demansionamento”. Il quinto punto chiarisce la posizione del sindacato sui contratti a tutele crescenti; condivisibili a patto che “si cancellano i tanti contratti che producono precarietà”. Con l’ultimo punto si ricorda il valore più importante per un lavoratore: “La regola più semplice: garantire la dignità di chi lavora”. In chiusura il sindacato propone un quesito: “Da sempre ci battiamo per estendere diritti e tutele. Renzi vuole fare lo stesso?”.

La risposta arriva per bocca del Ministro Madia la quale sostiene che l’impegno per i punti riportati dal sindacato già c’è e già c’è stato: “Io penso che dobbiamo parlare di quello che è scritto nel disegno di legge Poletti dove c’è la riforma degli ammortizzatori sociali, dove il governo metterà risorse. Non l’ha fatto negli ultimi vent’anni nessun governo neanche quando non c’era la crisi”. “C’è il salario minimo, la maternità per chi oggi non ce l’ha, c’è il contratto a tutele crescenti per chi oggi passa da una partita Iva ad un Co.co.co. Togliamo quindi lo spezzatino dei contratti e mettiamo il contratto a tutele crescenti. Quindi noi stiamo dando diritti a chi non ne ha”. Il Ministro si dice stupito per le continue critiche del sindacato, e aggiunge: “Noi abbiamo dato subito 80 euro netti in busta paga a chi guadagna meno di un certo tetto. Queste sono le cose che il sindacato avrebbe dovuto chiedere, non avversare”.

Ma dal Pd stesso vengono fuori pensieri diversi da quelli del Ministro. A farsene portavoce è il “lettiano” Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, che osserva: “Con i vaffa non si governa, su un tema delicato come il lavoro confrontiamoci e troviamo una posizione condivisa. In una fase così delicata, discutere di lavoro evitando insulti e offese è un dovere di tutti, dei rappresentanti di istituzioni e sindacato senza scontri fini a se stessi”. “Va bene prendere i voti di destra convincendoli da sinistra ma se li convinciamo con politiche di destra allora c’è qualcosa che non va. E ricordiamoci che il conto prima o poi arriva”. La critica a Renzi e al suo “vaffa” ai sindacati è palese. Dopo la polemica dei scorsi giorni dell’ex segretario Bersani e le cene private di Massimo D’Alema, la minaccia maggiore per il prosieguo del cammino del Pd pare essere il Pd stesso.

di Matteo Campolongo

20 settembre 2014

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