Decreto svuota carceri, dubbi e perplessità delle forze dell’ordine

Qualche settimana fa è stato varato il  cosiddetto “decreto svuota-carceri”, che tra le altre cose  affida alle forze dell’ordine il compito di custodire gli arrestati, in  attesa della convalida da parte dell’Autorità Giudiziaria o del processo per direttissima. Come era prevedibile questo decreto ha innescato malcontento tra le forze di polizia, che vedono gravarsi di un ulteriore carico il proprio lavoro, mentre viene ignorato il problema organico e delle strutture.

In merito sono intervenuti il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri e  il ministro della Giustizia Severino, che ovviamente hanno difeso la decisione del loro governo, mentre il vicecapo della Polizia, Francesco Cirillo, al quale più da vicino spetta il compito di far eseguire il dettame del decreto, ha  avanzato non poche critiche, che nascono dalla conoscenza dello stato reale delle camere di sicurezza.

Ad alcuni viene da chiedersi cosa ne possano sapere le due ministre delle condizioni delle infrastrutture che devono ospitare chi è stato arrestato per un crimine? Il solo fatto che le norme del decreto, come affermano i ministri interessati, “sono state prese in modo collegiale dal Governo e concordate tra il ministero della Giustizia, il Viminale e i vertici delle Forze di polizia”  non sono la garanzia  che non vi siano problemi. Mentre la “criticità” di cui parla il Prefetto Cirillo pare, ragionevolmente, fondata e  i suoi non sono dubbi da poco, ma legittimi perchè manifestano le difficoltà oggettive della sue praticabilità.

Secondo Cirillo le celle di sicurezza sono poche  e non garantiscono la dignità di chi vi dovrebbe essere rinchiuso, per questo ha riferito alla commissione che “i detenuti stanno meglio nelle carceri”. Le camere di sicurezza sono complessivamente  1057, di cui  658  a disposizione dei carabinieri, 327 della polizia e 72 della Guardia di finanza. Nessuna di queste strutture è in grado di assolvere adeguatamente ai  ai nuovi compiti, in quanto  non hanno servizi igienici, non hanno spazi per consentire l’ora d’aria, né possono essere separate in zone maschili e femminili. Per renderle adeguate necessiterebbe una loro ristrutturazione, ma i costi sarebbero insostenibili in un periodo di tagli alla spesa pubblica. Ne è un esempio il caso di Torino, dove per ristrutturare 5 camere di sicurezza si sono spesi 450mila euro. Inoltre bisognerebbe aumentare l’organico, perchè altrimenti questo verrebbe sottratto da altri servizi d’istituto a scapito della sicurezza del cittadino.

Il sindacato Sappe, per bocca del suo segretario Donato Capece, si dichiara favorevole e ribatte: “Non so su quali basi il vice capo della Polizia abbia detto che i detenuti stanno meglio nelle carceri….evidentemente non ha conoscenza diretta della grave emergenza penitenziaria, peraltro decretata da due anni dal governo”.

Ma se si può capire il rappresentante del Sappe, che vuole evidenziare il grave problema carcerario, non si possono però sottacere le obiettive difficoltà ed è stato per questo che il segretario nazionale Ugl Polizia di Stato Valter Mazzetti, prende carta e penna e scrive ai  Ministri manifestando tutti i dubbi di coloro che rappresenta e dice: “Se è vero che da un lato ciò consentirebbe, di fatto, di evitare il fenomeno delle cosiddette porte girevoli” nelle carceri, è anche vero che, tale provvedimento, produrrebbe anche nefaste conseguenze, che l’Ugl Polizia di Stato reputa estremamente negative per diversi ordini di motivi”. Poi Mazzetti elenca una serie di motivi che vanno dalla grave carenza di personale, a quella delle strutture, alla ristorazione, all’assistenza medica ed altri problemi logistici che necessitano essere presi in considerazione  per poter detenere dignitosamente una o più persone per diverse ore  (fino a 48 ore) in queste strutture, oggi a malapena idonee ad ospitare per il tempo strettamente necessario alla redazione degli atti di polizia giudiziaria.

Secondo le affermazioni di Mazzetti, stante l’attuale situazione sarebbe impossibile mettere in pratica  il provvedimento senza violare una serie di principi fondamentali di uno stato di diritto. E si rischia di ottenere che “la cura paventata per cercare di lenire un problema sia peggiore del male stesso!” Pertanto si auspica che tutto ciò venga preso nella dovuta considerazione, prima che il decreto diventi definitivamente legge dello stato.

di Sebastiano Di Mauro

9 gennaio 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook