Expo 2015: le preoccupazioni dell’Europa per i ritardi italiani

Expo 2015: le preoccupazioni dell’Europa per i ritardi italiani

Cantiere-expo-2015
Cantiere Expo 2015

Nonostante le rassicurazioni del Premier e la proclamazione del “no gufo day” per il primo maggio 2015 – data dell’inaugurazione dell’Expo – la comunità europea sembra essere molto preoccupata dall’andamento dei lavori, condizionati anche e soprattutto dal recente scandalo tangenti.

La preoccupazione viene espressa nello specifico da David Wilkinson, ingegnere britannico nominato a Bruxelles Commissario generale per l’expo 2015. Wilkinson infatti, dopo la sua visita ai cantieri il 29 luglio, ha scritto una lettera colma di accuse rivolgendosi a Diana Bracco – presidente di Expo 2015, commissario generale di sezione per il padiglione Italia all’Expo e vicepresidente di Confindustria – ed all’ambasciatore italiano presso l’Ue Stefano Sannino.

L’incipit della lettera è già un chiaro messaggio: “Vi scrivo per esprimere la mia grande preoccupazione riguardo ai ritardi di costruzione del padiglione dell’Unione europea nell’area del Cardo”, continua poi raccontando “il 7 luglio sono venuto da voi e con la dottoressa Bracco abbiamo illustrato il nostro meraviglioso programma ai giornalisti; a Roma addirittura il mio vice lo ha illustrato alla stampa straniera. Mi sono recato a visitare il sito ed ho purtroppo constatato che i lavori non sono nemmeno cominciati, né mi è stata comunicata con precisione la data di inizio. I servizi tecnici del Padiglione Italia mi hanno inoltre informato che il crono-programma del Cardo prevede la consegna del manufatto rustico del padiglione dell’Ue solo il 28 febbraio 2015”. Proseguono le accuse: “Il 20 giugno ne avevamo parlato e avevate detto che al massimo il 15 novembre ce lo avreste consegnato. A queste condizioni non sarà tecnicamente possibile per le nostre imprese completare le opere di finitura, decoro, montaggio, messa in servizio, collaudo e certificazione delle attrezzature secondo i progetti”.

In conclusione Wilkinson si pronuncia in una sorta di augurio-minaccia: “Trattandosi di una situazione di emergenza che mette a rischio la qualità della partecipazione dell’Unione europea a Expo 2015, con evidenti e molteplici ripercussioni, v’invito a intervenire urgentemente”.

Allo stesso tempo ad aggravare il tutto arrivano novità scoraggianti dai cantieri: da alcuni mesi la Svizzera sta ridimensionando i suoi progetti a causa del lento progresso dei lavori, stessa cosa per Emirati Arabi e Francia. Addirittura i tedeschi, già al lavoro sul proprio padiglione, hanno dovuto rimediare alla mancata fornitura di energia elettrica con dei generatori propri. La tabella di marcia non è lontanamente vicina a quanto ci si aspettasse a 259 giorni dall’esposizione: la sola bonifica dei terreni è al 91%, la base fisica e tecnologica è ferma al 70% ed i lavori nei singoli padiglioni dovrebbero cominciare solamente nel mese di settembre.

Dai responsabili al governo – in questo caso il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina – non è ancora arrivata nessuna risposta. Sarebbe però il momento, dopo lo scandalo tangenti e la serie di arresti che ne è scaturita, di cominciare a prendere seriamente a cuore il problema, quantomeno per evitare ulteriori e pesanti multe da parte dell’UE e per evitarci altre brutte figure come questa.

Matteo Campolongo
16 agosto 2014

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