Riforme, Renzi contro l’ostruzionismo: «Noi andiamo avanti»

Riforme, Renzi contro l’ostruzionismo: «Noi andiamo avanti»

Renzi-settimana-decisiva-riformeRoma – Dialogo sì, ma senza battute d’arresto per le riforme. Determinato a concludere il capitolo delle modifiche costituzionali, il premier Renzi ha espresso in una intervista al Tg5 la sua insoddisfazione di fronte alle proteste che hanno accompagnato lo stallo delle votazioni al Senato, pur rimanendo aperto al confronto.
«Pensano di fare arrabbiare me o il governo, ma io non mi arrabbio, ho l’impressione che stiano facendo arrabbiare i cittadini« ha esordito il presidente del Consiglio, indirizzando le sue critiche al muro di 8000 emendamenti eretto dall’opposizione per bloccare il cammino delle riforme : «Se vogliono bloccare il Senato, noi andiamo avanti con la serenità di chi sa che non ci stanchiamo, o meglio che si stancheranno prima loro. Vogliono discutere davvero nel merito di 10, 20, 30, 50 punti da cambiare? Noi siamo pronti». E contro gli esponenti Sel, Lega e M5s che giovedì hanno chiesto a Napolitano di intervenire contro il contingentamento dei tempi deciso dalla maggioranza, Renzi ha lanciato un duro monito, invitando i senatori «a votare in Parlamento ed evitare di andare a fare passeggiatine dal Senato al Quirinale».
Anche se le ferie sono alle porte, il premier ha confermato l’intenzione di non fermarsi all’8 agosto nel caso in cui non si arrivasse alla votazione del ddl: «la settimana dopo si andrà avanti. Non è un problema di ore, di giorni, non dobbiamo fare le riforme correndo perché dobbiamo farle, ma certo non possiamo pensare a chi dice sempre no, a chi immagina di portarci nella palude». L’ipotesi di un prolungamento dei lavori è stata ventilata anche dal ministro delle riforme Boschi, che ha ribadito «di non essere preoccupata per qualche giorno di ferie in meno».
Davanti ad una crescita economica debole, il leader Pd non ha rinunciato all’ottimismo e ha evidenziato non solo i segnali negativi a livello internazionale ( Ucraina, Medio Oriente e Libia) ma anche quelli positivi, come la creazione di 54 mila posti di lavoro e l’interessamento sempre maggiore degli investitori stranieri per i paesi in difficoltà.

Benedetta Cucchiara
27 luglio 2014

 

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