Forza Italia, nei guai anche il deputato Luigi Cesaro

Forza Italia, nei guai anche il deputato Luigi Cesaro

luigi_cesaroNapoli. Riflettori ancora puntati su Forza Italia, partito di Silvio Berlusconi: dopo l’arresto di Giancarlo Galan, infatti, nel mirino dei magistrati adesso c’è l’ex presidente della provincia di Napoli, Luigi Cesaro. La Direzione distrettuale antimafia partenopea ha inoltrato l’ordinanza di arresto alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, che dovrà decidere se dare o meno il via libera al fermo del parlamentare di Forza Italia.

Sabato scorso, sfogandosi dopo aver letto i resoconti della requisitoria pronunciata venerdì dal Pm Antonello Ardituro al processo Fabozzi, Cesaro aveva dichiarato: “Qualora ce ne fosse bisogno, rinuncerei allo scudo dell’immunità parlamentare”. Adesso, attraverso l’avvocato Vincenzo Maiello, dovrà dimostrare la sua innocenza in merito a reati commessi durante l’esercizio della funzione di amministratore provinciale. Cesaro è al centro di un’inchiesta riguardante presunte irregolarità riscontrate nella concessione di appalti del Comune di Lusciano (Caserta) a ditte legate al clan dei Casalesi. Tra gli appalti sospetti figura quello per la costruzione del Centro Sportivo Natatorio Polivalente. Come nel più classico esempio di rapporto clientelare, al clan sarebbe stata corrisposta – come contropartita – una percentuale. L’accordo fu raggiunto con l’intermediazione di Nicola Ferraro, all’epoca dei fatti imprenditore ed esponente politico dell’Udeur, di cui è stato anche consigliere regionale.

Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli e dai sostituti procuratori Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Marco Del Gaudio e Cesare Sirignano, sarebbero coinvolti anche ex amministratori pubblici e alcuni fratelli di Cesaro. Ciò che alimenta la macchina accusatoria sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luigi Guida, per lungo tempo vertice della fazione Bidognetti, appartenente alla banda dei Casalesi. Secondo l’accusa sono diversi gli appalti pubblici assegnati illegalmente a ditte vicine al clan attraverso un’estromissione forzata delle imprese concorrenti.

Davide Lazzini
23 luglio 2014

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