La Camera autorizza l’uso delle intercettazioni su Saverio Romano

L’intreccio mafia-politica sotto la lente d’ingrandimento della giustizia italiana.

Dopo il “si” della Giunta per le autorizzazioni a procedere è toccato alla Camera dei Deputati, prendere una decisione sul “Caso Romano”. E’ stata quindi  la votazione segreta chiesta dal gruppo dei responsabili (tra i firmatari Polidori, Razzi, Grassano e Scilipoti) ad autorizzare l’uso delle intercettazioni richiesto dalla magistratura nei confronti del ex Ministro all’Agricoltura Saverio Romano. I voti a favore sono stati infatti 286, i contrari 260, quattro invece gli astenuti.

«Così come avevo chiesto in giunta, l’autorizzazione delle intercettazioni mi potrà solo aiutare a dimostrare la mia estraneità ai fatti che mi si contestano»: questa la reazione di Saverio Romano, coordinatore nazionale Pid.

Tra i favorevoli all’autorizzazione i deputati di Pd, Idv, Lega Nord e Fli, mentre il gruppo Udc (ex partito di Saverio Romano) ha lasciato libertà di coscienza ai suoi deputati. Al voto sono quindi andati il leader del partito, Pier Ferdinando Casini, mentre il segretario Lorenzo Cesa non ha partecipato alla votazione. Tra i numerosi assenti in aula, l’ex premier Silvio Berlusconi, il leader della Lega Nord Umberto Bossi e gli ex ministri Giulio Tremonti, Ignazio La Russa e Roberto Maroni. I deputati in missione erano invece 19.

Le intercettazioni sotto la lente d’ingrandimento sono 25 risalenti al periodo 2003/2004. Quando, secondo i pubblici ministeri della direzione distrettuale Antimafia di Palermo si erano poste le basi di un sistema di protezione politico istituzionale basato su uno stretto sodalizio tra politici, esponenti di Cosa Nostra e imprenditori. Il sodalizio si sarebbe sviluppato attorno agli interessi della società denominata Gruppo Gas in merito al controllo occulto delle procedure relative all’istallazione degli impianti di metanizzazione in diversi comuni della Sicilia.
La società, i cui elementi di spicco erano Gianni Lapis e Massimo Ciancimino aveva avuto in precedenza la supervisione di Vito Ciancimino, operando nell’interesse dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra, riconducibile alla figura di Bernardo Provenzano.
L’accusa rivolta all’onorevole Romano è quella di corruzione aggravata. Il politico da quanto emerge dai verbali, avrebbe ricevuto somme di denaro insieme ad altri esponenti politici. I citati nelle intercettazioni sono Salvatore Cintola, Salvatore Cuffaro (ex presidente della Regione Sicilia e già condannato per favoreggiamento aggravato nei confronti di Cosa Nostra) e Carlo Vizzini. Tutti appartenenti al partito dell’Unione di Centro, all’epoca dei fatti.
Secondo la procura di Palermo:

Emblematico per l’inquadramento dei rapporti in oggetto risulta essere il contatto del 3 dicembre 2003. In tale frangente Lapis chiamò Romano per chiedergli due favori. Dopo aver assicurato il Romano che il giorno seguente si sarebbero visti per definire la transazione economica promessa all’Onorevole”.

Le conversazioni quindi cercano di fare luce su presunti contatti e frequentazioni, ma sopratutto sulla percezione di somme di denaro contante che l’Onorevole Romano avrebbe in più occasioni ricevuto dal coindagato Gianni Lapis. Il fattore più preoccupante è quindi secondo i pubblici ministeri il rapporto stabile di messa a disposizione delle funzioni pubbliche esercitate proprio dall’ex Ministro dell’Agricoltura in favore della società riconducibile a Lapis e Ciancimino.

Il punto chiave dell’inchiesta è quindi la cosiddetta “stabile disponibilità”. Che emerge in maniera chiara dall’intercettazione, come già detto, del 3 dicembre 2003 su cui si sofferma in maniera netta la documentazione dei pubblici ministeri.

“In occasione dell’approvazione della legge finanziaria del 2004 al Parlamentare (Saverio Romano), venne richiesto da Lapis di apportare modifiche favorevoli alla società del cosiddetto “Gruppo Gas”, a un emendamento presentato nel corso dei lavori parlamentari. Romano richiese al proprio interlocutore di specificare per iscritto e di inviare a mezzo telefax la versione corretta dell’emendamento”.

Secondo l’accusa persino nella successiva cessione del gruppo Gas alla società spagnola Gas Natural, avvenuta nel 2004 vi sarebbero stati l’interessamento e i buoni uffici del comitato d’affari: per questa transazione sarebbero state infatti distribuite tangenti per un milione e 300mila euro. Fondi trasferiti «sotto traccia» dalla Svizzera.

Gli avvocati dell’ex Ministro Romano, tuttavia in prima istanza ritenevano le intercettazioni il frutto di captazioni dirette delle comunicazioni del parlamentare, che quindi dovevano essere sottoposte così come disposto dalla legge n°140 del 2003 ad autorizzazione preventiva. In realtà le conversazioni sotto esame sono state captate sull’utenza di Gianni Lapis, quindi da:

“Occasionale interlocuzione del parlamentare medesimo con persone indagate, le cui utenze erano state sottoposte a regolare controllo”

Tra i personaggi principali dell’inchiesta risulta quindi esserci oltre a Saverio Romano e i politici democristiani,anche il tributarista Gianni Lapis. Che, già condannato per intestazione fittizia di beni a 2 anni e 8 mesi (processo sul tesoro di Massimo Ciancimino), è stato di recente arrestato poiché ritenuto a capo di un’associazione dedita al riciclaggio di valuta estera (dollari americani), che veniva scambiati con capitali in euro. Le operazioni da quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza avvenivano con lo sconto del 15% per eludere il sistema della rintracciabilità, aggirando così il sistema bancario, con la possibilità quindi di immettere sul mercato soldi “puliti” di capitali di provenienza illecita.

Dopo la decisione odierna della Camera dei Deputati si  aprono nuovi orizzonti. La società civile e gli stessi indagati attendono nuovi risvolti, in un caso fortemente ramificato e ricco di ombre, dove la giustizia è chiamata a fare molta “luce”.

di Dario De Luca

27 dicembre 2011

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