Renzi incontra Berlusconi e M5S: come ne uscirà la legge elettorale?

Renzi incontra Berlusconi e M5S: come ne uscirà la legge elettorale?

img1024-700_dettaglio2_Berlusconi-Renzi-Grillo-agfDopo l’impegno in Europa, si prospetta una nuova giornata difficile per Matteo Renzi. Si è da poco concluso l’incontro, di circa un paio d’ore, tra il Premier e Berlusconi sul tema delle riforme istituzionali e della legge elettorale. Ospite a “Porta a Porta”, Renzi si era ancora una volta dimostrato a favore della trattativa con Forza Italia, affermando che così come Berlusconi aveva accettato di ammettere nella legge il ballottaggio, pur non apprezzandolo, lui stesso aveva dovuto accettare aspetti dell’Italicum che non lo soddisfacevano.

Questo pomeriggio, davanti alle telecamere, vi sarà un nuovo incontro tra Pd e il M5S, che fa seguito a quello tenuto mercoledì 25 giugno. «Spero si possano fare accordi anche con loro» ha detto Renzi a “Porta a Porta”. Intanto, mentre i due leader di Pd e FI discutevano a Palazzo Chigi, non sono mancati i malumori tra i pentastellati. Da una parte ironiche battute sull’assenza dello streaming per l’incontro di questa mattina, dall’altra la consapevolezza sempre maggiore di un vicolo cieco per il Democratellum, la legge elettorale proposta dal M5S con l’intervento diretto di circa 30000 cittadini.

Se l’incontro di mercoledì scorso aveva lasciato qualche speranza ai pentastellati sull’apertura alle preferenze, di certo aveva anche mostrato chiaramente la sfiducia di Renzi nel Democratellum, da lui ribattezzato Complicatellum. La maggiore disputa tra le due delegazioni era stata quella, vecchia e bella quanto la democrazia, tra sistema proporzionale e maggioritario. La legge elettorale proposta dal M5S – unico oggetto di discussione dell’incontro – predilige il sistema proporzionale, sebbene non un proporzionalismo puro. L’Italicum, al contrario, afferma il maggioritario, poiché garantisce un ampio premio di maggioranza al partito che ottiene il maggior numero di voti. Ripercorrendo le riflessioni di uno dei massimi teorici della democrazia, Robert A. Dahl, il sistema maggioritario assicura la governabilità perché «rende più difficile al partito di minoranza di formare una coalizione in grado di impedire al partito di maggioranza di realizzare il suo programma». D’altra parte, esso ha il limite di favorire il bipartitismo e di non garantire un’equa rappresentanza di tutte le forze politiche in gioco. Il proporzionale, al contrario, tenta di riprodurre «una precisa corrispondenza tra la proporzione dei voti totali attribuiti a un partito e la proporzione dei seggi ottenuti da quel partito», in questo modo ammette la rappresentanza anche di forze minori. Nell’orizzonte italiano la disputa ha anche un’altra faccia, chiaramente espressa durante l’incontro Pd-M5S. Il sistema maggioritario, affermavano i pentastellati, stimola i partiti a creare ampie coalizioni prima del voto, con l’unico scopo di ottenere il premio di maggioranza e senza apparenti spunti di riflessione comuni. Gli “inciuci” vi sarebbero lo stesso, era stata la risposta di Renzi, anche nel sistema proporzionale, ma spostati al giorno dopo le elezioni e necessari per raggiungere una maggioranza che garantisca governabilità. Lui, come leader di un governo di “Larghe intese”, tutto questo lo sa bene.

Difficile, dunque, pensare che l’incontro di questo pomeriggio segnerà una svolta in senso proporzionale per la legge elettorale, ben più probabile sarà una chiara dichiarazione d’intenti da parte di Renzi. Infondo era proprio questo, secondo le malelingue, l’obiettivo strategico principale dell’apertura da parte del M5S al Pd: “smascherare” la scelta da parte del Premier di avere come interlocutore privilegiato Silvio Berlusconi.

Alice Andreuzzi
3 luglio 2014

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