POS obbligatorio, scoppiano le polemiche

POS obbligatorio, scoppiano le polemiche

POSA partire da oggi, lunedì 30 giugno 2014, entra in vigore un decreto legge emanato dal governo Monti nel 2012 e poi posticipato da Letta a causa delle numerosissime proteste. Si tratta dell’obbligo da parte d’imprese, commercianti e professionisti di utilizzare il POS (point of sale) per qualsiasi pagamento che superi la soglia di 30 euro. Il POS, termine sconosciuto ai più, non è altro che quel piccolo dispositivo nel quale siamo abituati a veder inserite le nostre carte di credito o bancomat quando scegliamo di evitare i contanti. «Un grande passo in termini di tracciabilità dei pagamenti e lotta all’evasione» sostiene la Federconsumatori «nonché un ampliamento e un’agevolazione a favore del cittadino». Modello della scelta è sicuramente il sistema americano, dove il pagamento in contanti è per lo più guardato con sospetto e nessuno s’imbarazza nel mostrare la carta di credito per un cappuccino da Starbucks. È dunque solo l’arretratezza culturale e il nostro essere tradizionalmente abitudinari a dare adito a qualche dubbio sul decreto? Non la pensa così la Conferscenti, che definisce la manovra una “batosta” per le imprese di circa 5 miliardi di euro. Altissimi, molto più che negli Stati Uniti, sono infatti i costi d’installazione e noleggio, oltre alle commissioni per ogni più piccola transazione.

Dure critiche arrivano dal segretario della Lega Matteo Salvini: «l’obbligo del pagamento con bancomat è l’ennesima mazzata per gli artigiani, i commercianti, le partite iva». «Se i commercianti devono adeguarsi» scrive invece il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio «il Ministero allora deve fornirgli la possibilità di aderire a una convenzione che riduce al minimo il costo del noleggio».

Ma ciò che soprattutto, della manovra POS, crea preoccupazioni e polemiche è certo il fatto che non si prevede alcuna sanzione per i consumatori che rifiutano di pagare con il nuovo sistema o per i commercianti che decidono di non installare il dispositivo. Da una parte, allora, potrebbe essere inutile l’enorme spesa dei negozianti, se non vi sarà un reale incremento dei pagamenti elettronici; dall’altra i commercianti potranno continuare a rifiutarsi di accettare carte di credito anche per spese superiori ai 30 euro. «Ciò significa che – tuona il Codacons – nonostante vi sia un obbligo, lo Stato non è in grado di farlo rispettare. Il solito pasticcio all’italiana».

Alice Andreuzzi

30 giugno 2014

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