Caso Mose. Sentito il sindaco di Venezia

Caso Mose. Sentito il sindaco di Venezia

Quarantacinque minuti. Tanto è durato l’interrogatorio del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni che, da prima delle 8,30 fino alle 9, ha dovuto rendere conto al gip Alberto Scaramuzza dei 260 mila euro ricevuti nel 2010 per la campagna elettorale dal consorzio Venezia Nuova. Soldi che –secondo l’ordinanza del gip- rientrano nella vicenda dei cosiddetti fondi neri per il Mose, il sistema che dovrebbe difendere la città lagunare dall’acqua alta. Una vicenda che ha già portato a 35 arresti e conta 100 indagati.

Orsoni, che con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti si trova agli arresti domiciliari “si è espresso con dichiarazioni molto lucide” -ha detto il suo avvocato Daniele Grasso- parole “con le quali si è dichiarato estraneo ai fatti”. “Sono fiducioso, spero in una soluzione della vicenda giudiziaria in tempi rapidi”- ha poi proseguito uscendo dall’aula bunker di Mestre. Grasso ha poi affermato che trova improprio l’inserimento di Orsoni “nel contesto di questa indagine”. “Poteva essere evitato – ha rilevato – perché la sua posizione va letta in modo diverso, soprattutto perché non ha nessun rapporto con gli altri capi di imputazione rispetto ad altri dell’inchiesta”.

Intanto ieri il Premier Matteo Renzi, in merito alla questione del Mose ha parlato di “alto tradimento” e di “daspo” a vita dalla politica. Una reazione che almeno a parole dovrebbe trovare riscontro nella pratica con l’intenzione del Premier stesso di conferire maggiori poteri a Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, e di portare avanti il ddl sulla corruzione. Un decreto atteso in Cdm già domani, ma che secondo fonti di governo slitterà per permettere di effettuare delle modifiche proprio in virtù di quanto accaduto in questi giorni nella nuova tangentopoli.

di Luigi Carnevale

6 giugno 2014

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