Appalti Mose, nuova tangentopoli e 35 arresti

Appalti Mose, nuova tangentopoli e 35 arresti

tangenti-mose-35-arresti-in-manette-galan-orsoniDopo la bufera Expo, un’altra tangentopoli è emersa dagli appalti per il progetto Mose. L’inchiesta per corruzione, concussione e riciclaggio aperta della procura di Venezia ha portato all”arresto del sindaco Giorgio Orsoni e di altre 35 persone, tra le quali figurerebbe anche l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan.

Il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio ha sottolineato che l’operazione potrebbe essere descritta come una replica di Mani pulite perché “gran parte della corruzione scoperta oggi è simile e molti dei protagonisti sono gli stessi”. E i numeri dell’intervento delle fiamme gialle, rendono chiara la diffusione del sistema Mose:cento uomini della guardia di finanza,40 milioni di euro di beni sequestrati, 300 perquisizioni tra Veneto, Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna e 35 arrestati, fra questi parlamentari e magistrati come Giuseppone, che percepiva stipendi dorati per servizi tutt’altro che leciti..”I soldi” – ha spiegato il Gip – “servivano per accelerare le registrazioni delle convenzioni presso la corte dei Conti da cui dipendeva l’erogazione dei finanziamenti concessi al Mose e al fine di ammorbidire i controlli di competenza della medesima Corte dei Conti sui bilanci e gli impieghi delle somme erogate al Consorzio Venezia Nuova”.

Inoltre, nell’ordinanza emessa dal Gip, si legge che “Il sindaco Orsoni, quale candidato sindaco del Pd alle elezioni comunali di Venezia del 2010, riceveva i contributi illeciti, consapevole del loro illegittimo stanziamento da parte del Consorzio”.

Richiesta d’arresto invece per Galan, accusato di aver ricevuto uno stipendio annuo da un milione di euro dall’assessore Renato Chisso, ora agli arresti domiciliari. L’ex governatore del Veneto si è difeso, ribadendo la sua estraneità ai fatti:”Chiederò di essere ascoltato il prima possibile con la certezza di poter fornire prove inoppugnabili della mia estraneità”.

Alla reazione del mondo politico, è seguita quella della Chiesa che ha espresso la sua indignazione attraverso le parole del presidente Cei Angelo Bagnasco:”queste situazioni, se comprovate, naturalmente sono un’aggressione alla speranza popolare però la gente quindi tutti noi dobbiamo stare più uniti e non farci scoraggiare di fronte al futuro”.

Benedetta Cucchiara
4 giugno 2014

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