Stop alle foto “rubate” in Parlamento

Dopo le polemiche delle ultime settimane, arriva l’autoregolamentazione per i fotografi in Parlamento.

L’ufficio di presidenza della Camera ha approvato all’unanimità la mozione che regolamenta gli scatti nell’aula di Montecitorio. La polemica si è sviluppata proprio in questi giorni, dopo la foto pubblicata da tutti i quotidiani, che immortalava il premier Mario Monti mentre teneva tra le mani un foglietto, firmato da Enrico Letta recante una comunicazione definita privata.

La discussione decisamente delicata riguarda la legalità o meno delle foto “rubate”. Tutto si sviluppa attorno agli articoli 64 e 68 della Costituzione italiana. Il primo sancisce il carattere pubblico delle sedute mentre il secondo si sofferma su come sia richiesta una specifica autorizzazione per intercettare conversazioni o comunicazioni tra i membri del Parlamento. Il riferimento è ai “pizzini” fotografati. Oltre quello destinato a Monti firmato Enrico Letta, fece scalpore la parola “traditori” fotografata in quello scritto da Berlusconi nelle ultime ore da premier. Alla carta fondamentale dello Stato si aggiunge inoltre il diritto alla privacy e i limiti che possono essere imposti a chi svolge una funzione pubblica come i parlamentari in questione.
Una normativa complessa che verrà disciplinata con la costituzione da parte dei fotografi di un’associazione. Questa verrà inoltre integrata da un codice di autoregolamentazione.
Quello delle foto scandalo in Parlamento rappresenta una costante delle sedute in aula. Rimarranno nella storia i fermi immagine dei deputati pianisti o amanti dei videogiochi sui tablet, senza dimenticare coloro che sono stati immortalati dormienti duranti le sedute parlamentari. Niente di scandaloso se rapportato alla foto che vedeva l’onorevole Di Cagno Abbrescia impegnato a visionare un sito d’appuntamenti a luci rosse. Momenti che, non potremmo più vedere

2 dicembre 2011

di Dario De Luca

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