Torna l’Italicum in aula

Torna l’Italicum in aula

Torna stamattina a Montecitorio la discussione sulla legge elettorale. Dopo la bocciatura delle norme sulla parità di genere -sulle quali si è aperta una spaccatura interna al PD con la conseguente protesta delle donne del partito- oggi si dovranno discutere due punti non meno impegnativi: uno sulle preferenze e l’altro sulla doppia preferenza di genere. Oltre, ovviamente, al voto finale sull’intero provvedimento che l’aula di Montecitorio dovrebbe chiudere oggi.

Una votazione, quella che si aprirà tra poco, che porta gli strascichi delle contestazioni di ieri. Rosy Bindi ha già annunciato che non voterà l’Italicum. E potrebbe verificarsi la possibilità che ci siano altre deputatate che seguano la sua scelta:  “Noi – ha detto la deputata Pd – abbiamo un’idea diversa della democrazia di un uomo solo che fa le cose buone”.

Secca la replica di Renzi, che ha espresso “marcato dissenso rispetto a chi ritiene “la legge elettorale che sta per essere approvata alla Camera sia incostituzionale. Mi sono state chieste nella direzione tre cose: legare la legge elettorale alle riforme, modificare le soglie, ottenere la libertà di voto sugli emendamenti trasversali. Tutte e tre queste cose sono state assicurate”. E ha anche chiarito che “la legge elettorale che abbiamo votato qui in direzione è diversa da quella che uscirà dal Parlamento”. Perché la riforma nasce con “partner riottosi, difficili”. Tuttavia “ha tenuto insieme la maggioranza”.

Intanto Pier Luigi Bersani invita Renzi alla prudenza: “È lì da qualche settimana. Capisco che anche per indurre un meccanismo di fiducia e di movida in questo Paese lui alza le aspettative, ma è una cosa che comporta dei rischi”. L’ex segretario Pd sottolinea anche che non avrebbe incontrato il Cavaliere nella sede del Pd, come invece ha fatto Renzi. “Se l’avessi fatto io, sarebbero venute giù le cataratte – rileva – avrei avuto furibondi titoli di giornale. Era un altro clima, un’altra stagione”. “Forse” – spiega Bersani – “c’è stato un di più. Dopo di che devi parlare con tutti, va da sé. Ma questo – chiarisce – non significa dare l’ultima parola a Berlusconi. Non c’è nessuno bisogno, nemmeno dal punto di vista numerico. Bisogna metterci misura”. Quando “sento che le quote rosa non si fanno, perché Berlusconi non è d’accordo – continua – osservo che non stiam parlando di una soglia d’accesso o di una tecnicalità che riguarda i collegi. Stiamo parlando di qualcosa di fondo”.

di Luigi Carnevale

11 marzo 2014

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