Morte Gheddafi: Le reazioni dei politici italiani

Vi proponiamo le reazioni dei politici italiani alla morte di Gheddafi.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (che quest’oggi si trovava a Pisa): si chiude una drammatica pagina in Libia. C’è da augurarsi che si costruisca un paese nuovo, libero e unito”.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha sottolineato come con: “la fine tragica di Gheddafi in Libia si è davvero voltata pagina”, ma, avverte, “ci sono ancora molte, molte incognite”.
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha evidenziato la: “grande vittoria del popolo libico”, grazie alla quale si potrà: “costituire quel Governo libico che tutti attendiamo per andare verso elezioni democratiche. Un grande passo avanti che si e’ concluso in modo tragico, perché il dittatore ha rifiutato fino all’ultimo secondo di arrendersi alla giustizia internazionale che non lo avrebbe certamente impiccato, ma giudicato secondo le regole”.

Priorità principale, aggiunge Frattini, è: “creare da subito un esercito nazionale libico fedele ai valori di libertà e ai valori di democrazia”. Per questo motivo l’Italia dovrà avere un ruolo:  “di supporto e ovviamente non abbiamo fatto mancare il nostro contributo. Anche sul terreno la nostra attività di intelligence è stata sempre presente, non operativamente ma di supporto alle attività del Cnt. Questa è stata una operazione del Cnt e di nessun altro”.
Il ministro della Difesa La Russa ha detto: “Con la caduta di Sirte anche la nostra missione è terminata”. in queste ore è tornato a parlare della ricostruzione della democrazia libica: “Aiuteremo e affiancheremo il popolo libico nel loro percorso di ricostruzione e nelle loro scelte di liberta’ e democrazia nella speranza che la nostra solidarietà acceleri questo processo”. Senza l’intervento della Nato: ”ci sarebbero stati in Libia migliaia di morti sotto i colpi degli aerei di Gheddafi e chissà quanti profughi in più sulle nostre coste”.
La Russa ha inoltre affermato che aiutare gli insorti libici è stato importante poiché:
”Ci sarebbe stato anche un danno economico per l’Italia, che in parte dipende dalla Libia per l’energia. Ora bisogna aiutare la Libia a stabilizzare la situazione e ad andare verso una transizione democratica, avviando rapporti commerciali con tutti a cominciare dall’Italia. Non c’è alcun odio, alcun astio verso l’Italia: Jalil ha detto che il rapporto tra il popolo libico e il popolo italiano è’ stato falsato da Gheddafi”.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha commentato la morte di Gheddafi, con queste parole: “Sic transit gloria mundi”, ovvero “così passa la gloria del mondo” affermazione che di certo da molto a cui pensare… Aggiungendo poi senza troppi giri di parole: “Ora la guerra è finita”.
Umberto Bossi, così come Berlusconi, è stato di poche parole, ma in un certo senso significative: “è ora di mandare i clandestini libici a casa”.

 Il presidente della commissione Esteri del Senato Lamberto Dini, ha affermato: “Gheddafi aveva sempre detto che non sarebbe fuggito all’estero, che avrebbe voluto morire sul suolo libico, anche se assassinato dalla sua stessa gente, e cioè da martire. In positivo era stato capace di tenere alla larga il fondamentalismo islamico. Mi auguro che il governo che emergerà in Libia, che vogliamo democratico, abbia la stessa capacità”.

L’europarlamentare della Lega, Mario Borghezio ha detto: “La fine di Gheddafi, morto combattendo nel ridotto dei suoi ultimi fedeli, e’ indubbiamente una fine gloriosa. Sono stato uno dei pochi (forse il solo) a levare con forza la mia voce contraria per il modo in cui era stato ossequiato in Italia, non essendo certamente un nostro amico, ma ciò non mi impedisce di dichiarare oggi con altrettanta forza che gli va riconosciuto cavallerescamente ‘l’onore delle armi'”.
Per Borghezio Gheddafi è stato: “un grande leader, un vero rivoluzionario non confondibile con i nuovi dirigenti libici portati al potere dalle baionette della Nato e dalle multinazionali del petrolio. Onore, quindi, al ‘templare di Allah”’.

Il segretario Pd, Pierluigi Bersani, chiede al governo di andare in Parlamento per “fare il punto sulla missione in Libia”.
Massimo D’Alema ha, giustamente, sottolineato che “non si dovrebbe festeggiare quando le persone vengono uccise. In un conflitto così terribile era uno degli esiti possibili, ma il mondo era già senza Gheddafi perché non era più il leader del suo Paese. In questo momento è soprattutto importante guardare avanti nella speranza che questo conflitto si concluda, che cessino i combattimenti e le uccisioni, ci sia un’opera di pacificazione condotta con saggezza e senza spirito di vendetta, una ricostruzione democratica”.
D’Alema ha poi aggiunto che:
“In questo momento il ruolo internazionale dell’Italia è ridimensionato dalla condizione politica del Paese. Cameron e Sarkozy sono andati in Libia mentre Berlusconi non è potuto andarci.
“L’Italia ha legami profondi con la Libia e abbiamo stabilito rapporti con questo movimento rivoluzionario. Questi legami -conclude D’Alema- restano, sono di natura storica, culturale ed economica e credo non possano essere cancellati, ai di là delle debolezze che in questo momento ha il governo italiano”.

Marco Pannella ha invece chiesto di far luce sulla morte di Gheddafi: “Sulla morte o l’assassinio di Gheddafi. Mi addolora il fatto che non possa più deporre all’Aja per un processo internazionale per rendere al mondo i suoi diritti di verità e di conoscenza, a proposito di quella che è forse la sua maggiore impresa criminale. Gheddafi è stato un killer, ha accettato di esserlo e si è fatto pagare molto bene questo ruolo infame: killer per incarico di Bush e Blair, due personaggi infinitamente più infami di lui, perché traditori della propria parola, della propria legge e dei propri popoli”.

 

di Enrico Ferdinandi

 

20 ottobre 2011

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