Chi sono gli Indignados e quale futuro per i nostri giovani?

La protesta del mondo intero contro il sistema economico che ha procurato la crisi, passa da Milano a Roma provocando scontri e disordini

Questo ultimo sabato 15 ottobre Roma è stata teatro della “united for global change”, la giornata europea contro la crisi economica,  sulla scia delle manifestazioni svoltesi in tutto il mondo. Attraverso la Tv ed internet, abbiamo visto e sentito le proteste degli “indignados”, un movimento nato cinque mesi fa in Spagna allo scopo di sensibilizzare chiunque voglia mettere a fuoco realmente il problema della crisi economica mondiale.

Quasi mille le città interessate da queste manifestazioni in oltre 82 Paesi, da New York a  Londra, Francoforte, Madrid, Atene, ma anche Tel Aviv, Santiago del Cile e tantissime altre grandi capitali. Il giorno precedente, venerdì 14 ottobre, era stata la volta di Milano, con un corteo intitolato ”Save School, Not banks”,  che aveva visto duemila giovani delle scuole superiori sfilare in corteo nelle vie  della città  per protestare contro il governo e la manovra economica.

Ma qual’è la genesi ed il significato del termine Indignados? Indignazione vuol dire risentimento verso ciò che si ritiene indegno o ingiusto. Manzoni usava questo termine nel narrare, ne “I Promessi Sposi”, dell’assalto al forno delle Grucce: il popolo milanese in quel contesto era sotto il giogo della corruzione di un potere iniquo  e si sollevava per rivendicare i loro diritti.  Ora la Milano contemporanea, indignata, si solleva contro il potere economico prendendo come bersaglio  Piazza degli Affari.

Chi sono però  gli indignados italiani? Hanno dai 16 ai 60 anni, tra loro vi sono studenti, precari, cassaintegrati e pensionati accomunati da medesimi obiettivi, ma senza un leader. Il loro slogan è  “Non siamo criminali, non siamo clandestini, ecco a voi i nuovi cittadini”.  Il loro scopo è svegliare gli italiani dal torpore del disinteresse verso la politica, intendono combattere  l’individualismo e aprire nuove  prospettive ai  giovani, riducendo il potere delle multinazionali e delle banche, a partire dalla Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale.

Certo i tempi sono veramente bui  e questa  grave crisi finanziaria  mondiale si ripercuote inevitabilmente su tutti noi, ma quelli che più debbono temere il loro futuro sono i giovani. Sono infatti loro che  più di altri sono alla ricerca di una prima occupazione, di una casa e troppe volte si sentono esclusi dal mondo politico ed economico,  venendo emarginati e condannati a rimanere come  boccioli di fiori recisi che mai sbocceranno. I mezzi di comunicazione di massa poi,  ci hanno bombardato mediaticamente con concetti  che nulla hanno a che fare  con quanto dichiarato nella  nostra costituzione, come il diritto al lavoro e alla casa.

Roma, dove la protesta si è spostata il giorno successivo a quella di Milano, ha visto confluire manifestanti da tutta Italia, che avrebbero dovuto sfilare in modo pacifico. Così non è stato e gruppi di facinorosi, stimati in circa cinquecento, probabili emuli dei tristemente noti black bloc, hanno tentanto di incendiare una pompa di benzina in via Merulana  e invasa piazza San Giovanni, trasformata in un campo di battaglia. Nella zona degli scontri, si sono contati una decina di roghi. Si contano feriti tra le forze dell’ordine e i manifestanti, ma senza scendere troppo nei particolori della cronaca, volevo considerare come in questa occasione abbiamo dovuto assistere all’enesimo scempio della violenza gratuita, delle aggressioni alle forze dell’ordine, che nulla ha a che fare con la dimostrazione e gli scopi del movimento degli Indignados. Per rimanere in tema dirò che è stato uno spettacolo indegno che Roma  è stata obbligata ad offrire al mondo intero, suo malgrado.

Cosa non ha funzionato? E’ stata incapacità di gestire l’ordine pubblico, che ha fatto degenerare una manifestazione pacifica in duri scontri nelle vie e nelle piazze del centro storico della Capitale?  Mi spiace considerare come le scene di oggi hanno inevitabilmente  riportato alla memoria di chi, come me non è più tanto giovane, ben si ricorda dei tristi anni di piombo che oramai tutti ritenevamo morti e sepolti, come appartenenti a epoche passate. Inveve abbiamo avuto la netta sensazione che potremmo ricaderci da un momento all’altro.

Quali conseguenze per il nostro futuro? Ritengo sia assolutamente da evitare farci trascinare  dalla corrente, perchè ci sarà sempre qualcuno che ci porterà dove vuole lui e non sempre sarà il luogo  dove noi vorremmo essere. Forse è presto per sapere cosa succederà e come sarà il nostro futuro, però una cosa è certa dobbiamo aprire gli occhi e fare tutto ciò che è in nostro potere per cambiare questo stato di cose, se vogliano avere un futuro che sia degno di questo nome. Diversamente queste avvisaglie potrebbero essere preludio ad una progressiva distruzione totale, non solo di valori,  da far ricordare la locuzione latina “Etiam periere ruinae”, famosa frase di Giulio Cesare pronunciata sulle rovine di Troia, che significa sono state distrutte perfino le rovine.

 

 di Sebastiano Di Mauro

16 ottobre 2011

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